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“Destinazione Winter Games”, Sondrio laboratorio di idee

today12 Giugno 2023 99

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La Camera di Commercio venerdì ha ospitato “Welcome to Valtellina”, il primo dei tre incontri previsti quest’anno sul percorso “Winter Games Hospitality & Development” per seguire da vicino l’evoluzione dell’approntamento dei giochi olimpici invernali nel triangolo Milano-Cortina-Valtellina. Su questo si appunta il commento di Giorgio Bianchi, MRICS Global Business Development, che con Marisa Corso, CEO MC International che ha organizzato l’incontro, e il Prof. Francesco Scullica, Dipartimento Design Politecnico di Milano e Presidente del Comitato Scientifico, ha aperto i lavori: il progetto dei Giochi in realtà si dovrebbe chiamare Milano-Cortina-Valtellina perché la Valtellina ne è parte fondante e inscindibile per il suo apporto anche di medaglie oltre che di ospitalità.

“La fortuna premia i tenaci”, parafrasando il detto comune, Giorgio Bianchi, MRICS Global Business Development ringrazia tutti coloro che hanno lavorato per rendere possibile “Destinazione Winter Games”, un programma di confronto e di collaborazione tra industrie e professionalità molto diverse tra loro ma accomunate dalla volontà di fare delle Olimpiadi 2026 una pietra miliare per lo sviluppo del turismo alpino. “Non è stato facile” confessa, tanto più in mercato che negli ultimi anni ha vissuto criticità notevoli, alcune delle quali, come la difficoltà a trovare il personale e il rincaro energetico, persistono. Ma lo spirito di collaborazione e la visione di un futuro comune hanno vinto sulle contingenze. È così che il consesso del 9 giugno a Sondrio diventa un’occasione per uno scambio di idee anche provocatorie ma intese a una revisione delle logiche del mercato, cogliendo il senso che i grandi eventi come i giochi olimpici hanno: fornire la leva per accelerare cambiamenti che altrimenti richiederebbero molto più tempo.

La buona notizia è che il mercato si sta riprendendo

A dirlo è Ettore Cavallino, Senior Director Development Italy Greece & Malta AccorHotels: “In questo momento il mercato è in grande ripresa, con una crescita media dei prezzi oltre il 20% e del 30% nella categoria luxury. Ma per il futuro solo i migliori potranno continuare a mantenere questi livelli di tasso di occupazione e prezzo medio. E’ necessario investire sulla qualità del territorio e sulle eccellenze della Valtellina. Accor è molto attenta alle destinazioni alternative e alla valorizzazione dei territori e la prova è la nostra recentissima firma di un contratto di franchising con il gestore del Grand Hotel della Posta di Sondrio, che prenderà il marchio Handwritten Collection a partire dal mese di aprile 2024.”

In mattinata Sara Digiesi, CEO BWH Hotel Group Italia, aveva annunciato l’adesione al gruppo Best Western del boutique hotel Centrale di Tirano.

La strategia del gruppo Accor è nell’upgrade di strutture esistenti – chiosa Frank Reul, VP & Head of Development AccorHotels Eastern Europe & Italy, Malta, Greece – perché strategica per noi è la sostenibilità e la valorizzazione di strutture esistenti è molto più sostenibile del nuovo. Ristrutturare ciò che si ha non è solo un bene per l’ambiente ma porta beneficio a tutta la comunità in termini di lavoro e di aggiornamento della tradizione locale.

L’identità di Sondrio sta cambiando, osserva Filippo Cavandoli, CEO PPN Hospitality che ha preso in gestione il Grand Hotel Della Posta di Sondrio dopo un anno di chiusura. “Da città business di banche, dove gli alberghi spesso chiudevano il week-end e durante la stagione estiva, sta diventando destinazione leisure”. Ma le banche sono ancora nel DNA della città e sono proprio loro, come nel caso del Grand Hotel Della Posta, a sostenere i lavori necessari per elevare lo standard degli hotel.

Banche e fondi messi a disposizione dal PNRR sono l’ossigeno necessario e indispensabile per riqualificare l’offerta e soddisfare una clientela sempre più selettiva, conclude il panel dedicato all’ospitalità Andrea Sangiani, AD Saint Jane Hotels & Suites.

Inclusione: paralimpiadi dentro le olimpiadi?

La provocazione più caldamente applaudita è venuta da Paolo Righetti, Founder di Upper West Architects e Docente di Product & Emotional Design all’ Università Cattolica di Milano. Presentando la natura del suo contributo di psicologia ambientale e insistendo sulla opportunità di non separare i portatori di disabilità dai normodotati, ovvero di includerne i bisogni senza stigmatizzarli, rivolge a Sergio Schena, componente del CdA Fondazione MilanoCortina 2026, l’invito a passare alla storia derubricando le paralimpiadi da gara a sé e integrando le gare paralimpiche all’interno delle Olimpiadi a pieno titolo.

Cristian Catania, Responsabile Progettazione inclusiva di Lombardini22, sottolinea come alla base di un’architettura inclusiva debba esserci l’ambizione di promuovere la dignità dell’autonomia per tutti. Per chi ha disabilità permanenti ma anche per chi è solo temporaneamente in condizioni di disabilità rispetto alla maggioranza, o per i bambini che non godendo dell’altezza di un adulto sono spesso esclusi dal rapporto con l’accoglienza, a partire dalla reception di un albergo. Perché ciò parta davvero dall’ambizione a promuovere l’autonomia di tutti, bisogna però mettersi nei panni delle persone che stanno vivendo una condizione diversa dal “solito”. E’ la storia delle rampe di accesso per persone con disabilità motoria che vengono fatte con l’8% di pendenza, il massimo previsto dalla legge, perché così occupano meno spazio, senza che gli architetti siano consci del fatto che quella pendenza non è affrontabile da una persona con disabilità motoria senza l’aiuto di un accompagnatore. E’ la differenza che corre tra fare una cosa perché la impone la legge in modo che sia meno impegnativa/invasiva per sé o farla perché ci si è immedesimati nel destinatario di quell’intervento, per il quale si desidera che nella propria struttura stia meglio possibile. 

 

Olimpiadi 2026: andata e ritorno

È Francesco Zurlo, Professore ordinario Industrial Design e Preside Scuola del Design Politecnico di Milano a lanciare una domanda provocatoria dopo aver spiegato il contributo del design strategico alla definizione di scenari futuri: cosa ne sarà di questa valle dopo le Olimpiadi? Questa è la pietra d’inciampo di tutta la progettazione dei Giochi Olimpici perché è stato detto chiaramente da tutti fin dall’inizio che la sostenibilità, cifra di MilanoCortina2026, non consente opere o infrastrutture fini a se stesse. Perché non si coinvolgono le comunità locali in un enorme sforzo per ridefinirsi in chiave di accoglienza se non sono convinte che ogni singola pietra smossa o posta ex novo porterà vantaggio a tutto l’ecosistema valligiano. E questo è il vero vantaggio delle Olimpiadi. Uno sforzo collettivo che usa le Olimpiadi in un gioco di sponda per tornare a beneficio del territorio e che in assenza delle Olimpiadi non si sarebbe mai prodotto in questi tempi e con questa coralità. “Stentiamo ad avviarci su percorsi di miglioramento – commenta Sergio Luciano, direttore di Economy e uno dei moderatori dell’incontro – ma quando scatta il mordente collettivo in una comunità o in una filiera, siamo imbattibili”. A questo bisogna mirare e per far scattare questo meccanismo ogni singolo valtellinese deve essere convinto che il suo territorio ne trarrà beneficio.

 

Autenticità territoriale dell’architettura: radici o mummificazione? 

Interessante la questione culturale posta da Fabiola De Battista, Presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Belluno: siamo sicuri che l’architettura debba rappresentare le radici del luogo che la ospita ripetendone i canoni storici, spesso dettati da necessità del territorio che non sono più attuali, oppure l’autenticità è aggiornabile? Per quanto tempo l’architettura di un territorio per essere giudicata autentica deve continuare a rappresentarlo come era in un passato ormai lontano? E’ un rischio quello dell’omologazione che molte aree fortemente connotate da un’architettura dettata dalle condizioni ambientali e sociali di un tempo cominciano a correre, finendo per somigliarsi tutte.

La domanda autenticità o mummificazione, come riassume la questione Francesco Scullica, Professore Ordinario Dipartimento Design del Politecnico di Milano, rimane a fluttuare nell’aria in attesa di altri consessi in cui essere approfondita, ma ha sedimentato abbastanza da far riflettere.

“Ogni cosa ha il suo posto e ogni posto ha la sua cosa – interviene nel dibattito Massimo Roj citando suo nonno – così ogni paese ha il suo stile di costruzione, ma noi siamo abitanti dei nostri tempi. Dobbiamo saper innovare nel rispetto dell’ambiente, della nostra storia, e di un territorio che è fonte di ispirazione. Dobbiamo ricordare e valorizzare il passato”. Esercizio non facile di equilibrismo tra estetica e cultura.

 

Il percorso verso le olimpiadi, tra ambizioni e burocrazia

Da Roj viene un’altra provocazione, ampiamente condivisa. “Non è ammissibile che gli studi di progettazione debbano avere un esperto in lettura e interpretazione delle leggi per sopravvivere ai regolamenti” e porta un esempio personale: “Per posare un piccolo manufatto sul ghiacciaio in memoria di un ragazzo che vi aveva perso la vita, abbiamo dovuto chiedere 8 permessi e bussare a 3 sovrintendenze…” Forse rinnovare la cultura significa anche liberarla dalla morsa di una burocrazia ormai insostenibile. Con la stessa forza che ha fatto unire gli sforzi di realtà e filiere spesso chiuse nel proprio particolare per condividere oggi e nei prossimi appuntamenti di “Destinazione Winter Games” un grande progetto comune, scambiandosi esperienze ed opinioni. orizzare il passato”. Esercizio non facile di equilibrismo tra estetica e cultura.

 

Efficienza sanitaria e territori

Nemmeno il Prof. Livio Pietro Tronconi, Vice Presidente GVM Care & Research e grande esperto di healthcare, sceglie la linea soft. Le Olimpiadi sono un’amplificazione di un problema ricorrente nella gestione della salute in questi territori: il divario enorme di numeri tra i periodi di grande afflusso turistico e quelli di pura utenza residenziale. “Il pronto soccorso di Cortina, nei momenti di picco estivi e invernali, tra le ore 10.00 e le ore 18.00 accoglie 70/90 casi di eventi traumatici. La stessa struttura in aprile e maggio vede 4/7 casi nelle 24 ore”. La soluzione non possono essere i nosocomi di grandi dimensioni, insostenibili economicamente. “L’esperimento di specializzazione cardiochirurgica di Sondalo si è confrontato con i numeri in modo inequivocabile. Per essere sostenibile dovrebbe contare su una popolazione di 1 milione 200mila abitanti. Allora qual è la soluzione? Non certo le grandi strutture sopravvissute a una tradizione di cure infettivologiche del passato (TBC, tisi e osteomieliti): bisogna fare delle scelte di sostenibilità economica, in chiave di flessibilità e innovazione tecnologica, coniugando piccoli centri, come gli ortotraumacenter di Livigno e Bormio, e grandi hub di riferimento. E un’offerta di polispecialistica di prossimità sul territorio per il trattamento di epidemiologie ricorrenti”. Ma il professore si allinea al commento precedente di Massimo Roj “Il problema è strutturale ma anche regolatorio, come è già stato osservato per altri ambiti, con un sistema di regole inattuali o inattuabili rispetto ai contesti di riferimento e all’avanzamento tecnologico. Ultimo ma non meno importante, abbiamo un problema di accoglienza temporanea: entro il 2025 si dovranno ricevere 150 specialisti tra medici, infermieri e tecnici (la maggioranza con relative famiglie) che giungono dall’esterno a Cortina per garantire l’assistenza necessaria per le Olimpiadi in termini di quantità e qualità della cura. Non sappiamo dove collocarli e questo è un problema di comunità ma anche delle istituzioni”.

Comunicare la Valtellina, ma quale?

La provocazione viene da Valeriano Antonioli, CEO Lungarno Collection, che forte di una lunga esperienza all’estero durante la quale ha imparato a collocare la sua città di origine, Bormio, nel triangolo Lago di Como, Engadina con St. Moritz e Passo dello Stelvio perché gli interlocutori stranieri riuscissero a ubicarla, chiede se tra i presenti qualcuno ha chiaro in testa l’identità della Valtellina, se la si sia mai comunicata in modo riconoscibile. Se non si sa cosa si vuole comunicare, l’esercizio rischia di essere inefficace e la sua impressione è che la Valtellina non abbia mai chiarito a se stessa prima che ad altri come vuole posizionarsi nella localizzazione, non solo geografica ma anche emotiva, della Valtellina nella vasta mappa del turismo con destinazione Italia.

Il convegno si chiude con un’ultima palla lunga che arriva dal pubblico: perché non in Valtellina una grande scuola alberghiera? Aiuterebbe a professionalizzare il turismo e a tessere una rete con le altre località vicine che costituirebbe un comprensorio formidabile per il turismo alpino.







Written by: Redazione

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