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Stelvio. Celebrata la Giornata del Panathleta

today10 Luglio 2023 83

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“Doniamo noi stessi per una ragione è questa ragione è la vita”: il suo motto l’ha voluto impresso anche sulla divisa che ha indossato sabato mattina, in sella alla sua bicicletta lungo i tornanti del Passo Stelvio, Ermanno Manenti, ospite speciale della giornata del Panathleta che, insieme a un gruppo di soci del club e dell’Associazione Italiana Donatori di Organi è riuscito a portare a termine un suo grande sogno: conquistare la cima Coppi.

Ma la sua vittoria più grande, dopo i tanti successi ottenuti sui pedali, rimane sempre la stessa: ritornare alla vita dopo il trapianto di fegato avvenuto nel 2007.

“Nel 2006 sono entrato in lista di attesa per un trapianto di fegato causa epatite – ha raccontato durante la serata pubblica in programma presso la Sala della Banca Popolare di Bormio – e dopo un mese e mezzo sono stato chiamato. Posso ritenermi molto fortunato.”

Una “fortuna” perché, come lui stesso ha ammesso, sarebbe potuto morire da un momento all’altro. E invece la vita ha voluto donargli una seconda possibilità, una vera e propria rinascita: “Prima di tutto ho pensato solo a tornare a vivere – ha continuato Manenti – poi mi sono detto “perché non ritornare a pedalare?” Così mi sono iscritto all’Aned, l’Associazione Nazionale Emodializzati, che rappresenta anche la Nazionale Italiana dei Trapiantati, ma non pensavo di certo di raggiungere i risultati che ho ottenuto.”

Manenti vanta infatti numerose medaglie a livello europeo e mondiale, dal 2009 con il primo oro conquistato nei Mondiali in Australia alle più recenti  medaglie d’oro e d’argento nei Campionati intercontinentali dei trapiantati di Perth, sempre in Australia.

Ma sullo Stelvio l’atleta manerbiese non era solo: con lui ha condiviso la scalata l’amico Mirko Bettega, altra toccante testimonianza di come il trapianto gli abbia ridato una nuova vita, persino migliore della precedente: “I primi 35 anni della mia vita sono stati “così così” – ha esordito – a differenza di Ermanno ho iniziato ad avere problemi fin da bambino, finché a 18 anni mi hanno diagnosticato la glomeroschleorosi focale segmentale, per la quale i medici mi avevano detto che sarei riuscito a convivere con l’aiuto dei farmaci. A 30 anni, però, mi hanno invece detto che avevo bisogno della dialisi e del trapianto, così i miei familiari si sono subito offerti come donatori, ma avevo forte possibilità di recidiva, per cui sono finito in lista. Avevo perso il controllo del mio corpo – ha proseguito- e se sono arrivato al 4 agosto 2019 è stato solo grazie all’aiuto della Provvidenza. Da lì sono rinato.”

E questa rinascita la si è percepita in ogni suo aspetto con l’abbraccio denso di commozione tra i due amici, dopo che Bettega ha confessato di essere arrivato a vincere un campionato mondiale solo grazie a Manenti: “Ho iniziato a praticare sport su suggerimento dei medici – ha raccontato – e devo dire che non ero così entusiasta di iniziare, perché il mio unico sport era stata solo la moto. Ho deciso di pedalare, perché la bici aveva in comune almeno le ruote – ha scherzato – successivamente ho incontrato Ermanno all’Aned e dà lì non solo ho iniziato a prendere sul serio il ciclismo (Bettega ha infatti conquistato due medaglie d’oro -nella 10 km a cronometro e nella 30 km- nell’ultimo mondiale svolto in Australia, a Perth), ma è nata un’amicizia incredibile.”

Esempi di vita e di determinazione, che hanno toccato le corde di tutti presenti, facendo emergere dal pubblico altre testimonianze altrettanto toccanti, che hanno messo in evidenza come queste esperienze portino a vedere in modo diverso la realtà, ad avere coraggio e tanta determinazione, oltre che voglia di vivere, perché il trapianto “triplica la vita”.

I loro racconti sono stati intervallati dai numerosi interventi che si sono susseguiti nel corso della conferenza, tra cui quello della dottoressa Claudia Martinelli, dirigente medico di nefrologia dell’ASST che ha ricordato l’importanza del manifestare il proprio consenso alla donazione: “Da ex sportiva non posso che confermare che lo sport sia fondamentale per la ripresa -ha esordito- ma anche la medicina sta facendo passi da gigante, perciò cerchiamo anche noi di dare, nel nostro piccolo, un contributo. Spesso si sente dire “Perché dovrei donare? Non è che mi staccano la spina prima? No – ha continuato – in Italia il donatore viene sempre tutelato e si deve attendere la morte celebrale prima di passare alla donazione.”

E ha concluso: “Bisogna di cercare di parlarne prima dei momenti critici e non lasciare ai familiari l’incombenza della decisione, in un momento per loro di per sé già scioccante”.

Alle sue parole hanno fatto eco anche quelle dei rappresentanti dell’Aido -Erasmo Schivalocchi della sezione di Bormio, Ornella Foppoli, vicepresidente provinciale e Vittoria Mensi, Presidente del gruppo di Brescia oltre che rappresentante di Aido Lombardia- che hanno ricordato l’importanza della sensibilizzazione su tutti i fronti, dai Comuni -dove si può esprimere il proprio consenso durante il rilascio della Carta d’identità – alle scuole, “perché le testimonianze di vita possono aiutare a cambiare sguardo.”

In sala anche il sindaco della Magnifica Terra Silvia Cavazzi, che ha ricordato ai presenti che proprio a Bormio, nel marzo del 2024, si terranno i Giochi invernali mondiali dei trapiantati.

“La cosa più bella è il ricominciare a trovare nello sport delle motivazioni e dei nuovi fili che ridiano movimento e qualità a una seconda vita” ha aggiunto il Presidente del Panathlon Club di Sondrio Nicola Tomasi, che durante la Giornata del Panathleta trascorsa in mattinata sul Passo Stelvio ha voluto ringraziare, oltre ai due speciali ospiti, il socio Don Augusto Azzalini per aver celebrato la Santa Messa sul Passo dello Stelvio in compagnia degli amici dell’Aido, con i quali si è organizzato questo connubio vincente.

 







Written by: Radio TSN

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