Nell’aprile scorso la Cooperativa Melavì ha avviato una procedura di concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio, sotto la supervisione del Tribunale di Sondrio. Una decisione definita “necessaria” dai vertici della cooperativa, dopo l’esito negativo del tentativo di composizione negoziata della crisi, iniziato nel marzo 2024 per cercare di risanare l’impresa.
Il progetto di rilancio, nonostante il dialogo costante con creditori, fornitori e istituti finanziari, non ha prodotto i risultati sperati. Da qui la scelta di procedere con la liquidazione totale del patrimonio, con l’obiettivo di tutelare il ceto creditorio ed evitare iniziative individuali che avrebbero potuto compromettere ulteriormente il valore aziendale.
Gestione post-Piano e tutela degli impianti locali
Dopo il deposito del Piano, Melavì ha continuato a operare per conservare e valorizzare i beni, contenere i costi operativi ed evitare il deterioramento delle strutture. L’obiettivo era mantenere sul territorio gli impianti strategici per il settore melicolo valtellinese.
Tra le opzioni valutate c’era la concessione in gestione degli stabilimenti di Tovo di Sant’Agata e Ponte in Valtellina, soluzione che avrebbe permesso di incassare canoni di locazione a beneficio dei creditori, garantendo al contempo l’uso delle strutture al territorio. Le proposte, però, non hanno ottenuto approvazione, anche a seguito dei pareri sfavorevoli dell’ausiliario nominato dal Tribunale, causando un incremento dei costi e il rischio di deprezzamento di impianti difficilmente trasferibili.
Vendita di bins e immobili: opportunità mancate
Problemi simili sono sorti nella vendita delle casse di stoccaggio (bins). Nell’estate 2025, in vista della raccolta delle mele, erano arrivate numerose offerte a valori superiori a quelli stimati nel Piano. Tuttavia, la procedura scelta ha rallentato le tempistiche: l’asta pubblica del 26 settembre 2025 ha portato alla vendita di un numero ridotto di bins, con ricavi inferiori alle attese. Ancora oggi non è chiara la valorizzazione dei beni rimasti invenduti.
A dicembre, inoltre, una proposta di acquisto degli immobili di Villa di Tirano e Bianzone, ritenuta congrua dalla cooperativa, non è stata accolta. Secondo Melavì, si è trattato di un’occasione persa che avrebbe potuto incrementare le risorse per i creditori e ridurre i costi di mantenimento degli immobili.
Impatto sul settore ortofrutticolo valtellinese
Pur confermando fiducia negli organi della procedura, la cooperativa segnala come la mancanza di confronto abbia impedito di cogliere opportunità utili sia per i creditori sia per il comparto ortofrutticolo valtellinese. Nel frattempo, oltre 50 mila quintali di mele sono stati trasferiti fuori provincia per la lavorazione.
L’obiettivo di Melavì resta tutelare i creditori e limitare le ricadute economiche e sociali sul territorio, auspicando maggiore attenzione alle reali possibilità di valorizzazione dell’eredità industriale della cooperativa, nell’interesse dell’intera filiera locale.
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