Scultura e fotografia, le opere di Elvino Motti reinterpretate dall’obiettivo di Mauro Ceresa, in
un’esposizione che cattura gli occhi e rapisce la mente: “Dialogue between sculture and photography” è
il titolo della mostra inaugurata lunedì scorso allo Spazio Garibaldi, vetrina aperta sulla città, in piazza
Garibaldi, a Sondrio, che Schena Assicurazioni Generali ha messo a disposizione della comunità.
Una
cerimonia ristretta, come ha evidenziato l’agente generale Sergio Schena in apertura, nel ricordo di
Sebastiano Erba, tragicamente scomparso sabato scorso, figlio dell’assessore alla Cultura, Educazione e
Istruzione del Comune di Sondrio Marcella Fratta, amica degli artisti, che avrebbe dovuto presenziare.
Un appuntamento rimandato al finissage della mostra.
Colpito dalla qualità e dall’originalità delle opere
e delle fotografie, Schena si è detto onorato di ospitare a Sondrio una mostra di tale livello.
Originario di Dosso del Liro, sulla sponda occidentale del lago di Como, Motti è un artista di fama
internazionale che espone in Italia e all’estero.
Dal 2010 è Ceresa, anche lui comasco, a promuovere
l’immagine sua e delle sue opere.
Una collaborazione che è diventata un’amicizia, a unire due anime
artistiche.
L’esposizione coniuga due linguaggi solo all’apparenza distanti che spesso si incontrano e
dialogano, con la fotografia che regala nuove interpretazioni alle sculture.
Nella sua introduzione, Motti
ha definito la mostra un evento emozionale, per il messaggio racchiuso all’interno delle opere che
ciascuno può cogliere.
Poche parole per lasciare spazio al linguaggio dell’arte.
Sono sculture uniche e
irripetibili che partono da due elementi principali, il monomero e il polimero, miscelati con un indurente
catalizzatore all’interno di un enorme cubo, e che necessitano di tempi lunghi.
Servono un laboratorio di
supporto e un tecnico con le necessarie conoscenze, e passano attraverso diverse fasi.
La sfera,
un’opera realizzata nel 2010, che da allora ha girato esposizioni ed è apparsa su cataloghi, pesa 130
chilogrammi ed è nata da un cubo di 320.
La simbiosi con la fotografia è stata spiegata così da Motti:
"L’occhio umano è pigro e spesso non riesce a recepire tutti i particolari: lo fa benissimo la fotografia di
Ceresa".
Oltre alla sfera e a una serie di cinque immagini che la ritraggono, a Spazio Garibaldi sono
esposte altre opere figurative in metacrilato, realizzate negli anni, anch’esse scolpite per sottrazione dal
blocco.
La mostra si può visitare fino 30 marzo, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 12.30 e dalle ore 15
alle ore 18.30, il sabato solo per gruppi su appuntamento.
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