Attualità

Tassa della salute frontalieri, sindacati italiani e svizzeri chiedono lo stop definitivo: «Viola l’accordo tra Italia e Svizzera»

today15 Giugno 2026 1

Sfondo
share close






vxCcPug6zKs

CGIL, CISL, UIL, UNIA, OCST, SYNA, VPOD e SYNDICOM tornano a contestare il provvedimento e sollecitano la riapertura del dialogo tra i due Paesi per tutelare lavoratori frontalieri e Comuni di confine.

A oltre due anni dall’introduzione della cosiddetta tassa della salute per i frontalieri, i sindacati italiani e svizzeri rilanciano la richiesta di cancellazione definitiva del provvedimento, mai entrato concretamente in vigore ma ancora al centro del confronto tra Italia e Svizzera.

Le organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL, UNIA, OCST, SYNA, VPOD e SYNDICOM sono intervenute nuovamente sulla questione dopo la diffusione di un parere giuridico commissionato dal Canton Ticino a un docente dell’Università di Friburgo. Secondo le sigle sindacali, il documento confermerebbe quanto sostenuto fin dall’inizio: la tassa della salute avrebbe natura fiscale e non contributiva, configurandosi quindi come una forma di doppia imposizione incompatibile con l’accordo fiscale siglato tra Italia e Svizzera nel 2020.

Tassa della salute frontalieri: crescono i dubbi sulla legittimità

Per i sindacati, il nuovo parere rafforza le numerose criticità già evidenziate negli ultimi mesi. Tra queste figurano le difficoltà applicative della norma, le perplessità espresse da tre delle quattro Regioni italiane confinanti con la Svizzera e i dubbi di costituzionalità emersi da precedenti analisi legali commissionate dalle stesse organizzazioni sindacali.

La posizione favorevole al mantenimento della tassa, sostengono le sigle, appare oggi sempre più isolata. A difenderne l’impianto sarebbe principalmente Regione Lombardia, mentre il provvedimento continua a essere privo dei decreti attuativi necessari alla sua applicazione, nonostante siano trascorsi circa trenta mesi dalla sua approvazione.

I sindacati pronti a ricorrere alla Corte Costituzionale

Nel caso in cui la tassa dovesse essere effettivamente applicata, i sindacati annunciano di essere pronti a intraprendere un’azione legale davanti alla Corte Costituzionale, con l’obiettivo di ottenerne l’annullamento.

Parallelamente chiedono al Governo italiano di archiviare definitivamente il provvedimento e di riattivare il confronto istituzionale sul tema del lavoro frontaliero attraverso il tavolo interministeriale previsto dalla legge 83/2023, che ad oggi non è mai diventato pienamente operativo.

Preoccupazione per frontalieri e Comuni di confine

Le organizzazioni sindacali evidenziano inoltre le conseguenze generate da anni di incertezza normativa. La vicenda avrebbe infatti creato confusione sugli obblighi fiscali dei lavoratori frontalieri e contribuito a irrigidire i rapporti con la Svizzera, in particolare riguardo all’interpretazione delle norme sul lavoro trans-cantonale previste dal cosiddetto decreto omnibus.

Tra le principali preoccupazioni emerge anche il rischio di una sospensione dei ristorni fiscali destinati ai Comuni italiani di confine. Un’eventuale interruzione dei trasferimenti potrebbe avere effetti pesanti su oltre 365 amministrazioni locali, che utilizzano queste risorse per finanziare servizi pubblici, spesa corrente e investimenti sul territorio.

L’appello: dialogo tra Italia e Svizzera e rispetto degli accordi

CGIL, CISL, UIL, UNIA, OCST, SYNA, VPOD e SYNDICOM invitano quindi i due Paesi a riaprire il dialogo e a rispettare gli accordi bilaterali approvati dai rispettivi Parlamenti.

La richiesta rivolta all’Italia è quella di rinunciare definitivamente a una tassa giudicata inefficace e difficilmente applicabile. Alla Svizzera viene invece chiesto di riconoscere pienamente le disposizioni relative ai lavoratori frontalieri trans-cantonali e di garantire il trasferimento dei ristorni fino al 2033, come previsto dagli accordi internazionali sottoscritti tra Roma e Berna.

Per i sindacati, solo attraverso il confronto e la cooperazione sarà possibile tutelare i diritti dei frontalieri e assicurare stabilità economica ai territori di confine.







Scritto da: Giuliano Padroni

Rate it

Articolo precedente

Donne per la pace in marcia a Roma: da Sondrio arriva anche l’arazzo simbolo dell’impegno contro la guerra

Attualità

Donne per la pace in marcia a Roma: da Sondrio arriva anche l’arazzo simbolo dell’impegno contro la guerra

Saranno presenti anche le Donne per la Pace di Sondrio alla manifestazione nazionale in programma sabato 21 giugno a Roma, promossa dal movimento “10, 100, 1000 Piazze di Donne per la Pace”. L’appuntamento è fissato per le ore 12 in Piazza del Campidoglio, dove convergeranno partecipanti provenienti da tutta Italia per ribadire il proprio no alla guerra, al riarmo e all’economia bellica. La delegazione sondriese porterà nella Capitale anche l’arazzo […]

today15 Giugno 2026 14