Il Prefetto di Sondrio Anna Pavone ha consegnato la Medaglia d’Onore ai familiari di Renzo Oreggioni, cittadino e militare italiano di 101 anni, sopravvissuto alla deportazione e all’internamento nei lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale.
La cerimonia si è svolta alla presenza del figlio Paolo Oreggioni, che ha ricevuto l’onorificenza, e del sindaco di Dubino Emanuele Nonini.
La Medaglia d’Onore per i deportati nei lager nazisti
La Medaglia d’Onore viene conferita dal Presidente della Repubblica, ai sensi della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ai cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra.
Renzo Oreggioni, nato il 29 ottobre 1924, rappresenta oggi una delle rarissime testimonianze viventi di quella drammatica pagina della storia europea.
A 101 anni è infatti tra i pochi sopravvissuti alla deportazione e all’internamento nei campi nazisti.
La cattura dopo l’8 settembre 1943
La sua storia militare comincia il 26 agosto 1943, quando, a soli 19 anni, viene chiamato alle armi e assegnato al 1° Reggimento Artiglieria Contraerea Autocaricato, di stanza a Casale Monferrato, in Piemonte.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, insieme ad alcuni commilitoni tenta di raggiungere Milano con l’obiettivo di fare ritorno a casa.
Il viaggio viene però interrotto pochi giorni dopo.
Il 17 settembre 1943 Renzo Oreggioni viene catturato dai tedeschi e caricato su un convoglio ferroviario diretto in Germania.
Il lavoro coatto e la deportazione a Mauthausen
Durante la prigionia viene inizialmente impiegato come idraulico a Falkensee e successivamente a Siemensstadt.
In seguito viene deportato e internato nel campo di concentramento di Mauthausen, uno dei luoghi simbolo del sistema concentrazionario nazista.
Oreggioni riesce a sopravvivere alla deportazione, alla prigionia e alle durissime condizioni imposte agli internati.
Con la fine della guerra e la liberazione può finalmente intraprendere il viaggio verso l’Italia.
Il 17 settembre 1945, esattamente due anni dopo la cattura, torna a casa.
La consegna della Medaglia d’Onore
Nel consegnare la Medaglia d’Onore al figlio Paolo, il Prefetto di Sondrio Anna Pavone ha espresso la propria vicinanza e quella dell’Istituzione rappresentata a Renzo Oreggioni e alla sua famiglia.
Un riconoscimento rivolto a un uomo che ha sopportato ed è sopravvissuto alle atrocità della deportazione nazista e che oggi rimane tra i pochissimi testimoni viventi di uno dei periodi più bui della storia dell’umanità.
La consegna della Medaglia d’Onore assume quindi un valore che va oltre la singola onorificenza: rappresenta un atto di memoria nei confronti di tutti gli italiani che, dopo l’8 settembre 1943, furono catturati, deportati, internati e costretti al lavoro nei territori controllati dalla Germania nazista.
Una memoria che oggi continua a vivere anche attraverso la storia di Renzo Oreggioni.
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