ALBAREDO PER SAN MARCO – A festa finita restano le fotografie, i tavoli da sparecchiare, le
piazze da rimettere in ordine e, soprattutto, quella sensazione difficile da spiegare a chi non
vive un piccolo paese: la consapevolezza di aver fatto qualcosa insieme.
Ad Albaredo per San Marco la Festa Patronale di San Rocco non è soltanto un appuntamento
di Ferragosto. È uno di quei momenti nei quali una comunità si riconosce, si ritrova e mostra il
proprio volto più autentico.
La 52ª edizione, andata in scena dal 14 al 16 agosto, ha ancora una
volta intrecciato fede, tradizione, storia, musica, buon cibo e convivialità.
Ma il vero spettacolo, oltre il programma, sono state le persone.
"In un paese piccolo ogni festa richiede un impegno grande – dichiara la presidente di Aps
Albaredo Promotion Antonella Furlini – ci sono quelli che preparano, quelli che cucinano, quelli
che servono ai tavoli, chi sistema gli spazi, chi accompagna le iniziative, chi lavora prima che
arrivino gli ospiti e chi continua quando gli ultimi se ne sono andati.
Volontari spesso lontani
dai riflettori, ma indispensabili perché tutto possa accadere.
È questa la forza di Albaredo – continua Furlini – la capacità di trasformare il volontariato in un
patrimonio collettivo.
Una festa così non nasce soltanto da un calendario di eventi, ma dalla
disponibilità di persone che scelgono di dedicare tempo, energie e competenze al proprio
paese.
E San Rocco, in questo senso, diventa quasi una fotografia della comunità".
Proprio per sottolineare il valore delle persone che, nel tempo, hanno contribuito alla vita del
paese, Aps Albaredo Promotion ha voluto assegnare il riconoscimento di “Cittadine
dell’anno” a Orsola e Giovanna Del Nero.
Un gesto simbolico, ma dal forte significato, per
rendere omaggio a due donne che rappresentano quell’attaccamento ad Albaredo fatto di
presenza, disponibilità, impegno e partecipazione alla vita della comunità.
Un riconoscimento
che va oltre il singolo gesto e diventa un grazie collettivo a tutte quelle persone che, spesso
senza clamore, hanno contribuito e continuano a contribuire a mantenere vivo il paese.
Il programma ha guardato alla storia con la camminata sulle tracce dell’antica Via Priula e alla
cultura alpina con la lavorazione del latte nel calec, i campanacci, le dimostrazioni dei
boscaioli, i Lumberjacks, e i giochi tradizionali.
Poi la tavola, con i prodotti tipici della Valle del
Bitto, la musica con le orchestre Valtellina Band e Cristian Patarini, il Falò della Vegia Gosa e,
nella giornata del Patrono, la Santa Messa celebrata da mons.
Saverio Xeres, la tradizionale
processione accompagnata dalla Banda di Talamona, la Bisaccia di San Rocco e le tante
attività dedicate a grandi e piccoli.
"Tradizione, dunque.
Ma non nostalgia. È forse questo il messaggio più importante che arriva
da questa edizione – dichiara Domenico Mazzoni di Aps Albaredo Promotion – Albaredo guarda
indietro per sapere da dove viene, non per fermarsi.
La Via Priula, i mestieri della montagna, i
prodotti del territorio, i giochi di una volta e la devozione a San Rocco sono radici.
E una
comunità che conosce le proprie radici può permettersi di guardare avanti con maggiore
sicurezza.
Perché ad Albaredo il territorio non è soltanto un panorama da ammirare. È qualcosa che viene
vissuto, custodito e raccontato.
La cucina di montagna, i prodotti della Valle del Bitto, la
polenta, i formaggi, i sapori della tradizione non sono semplicemente una parte della festa:
sono un altro modo per raccontare una storia.
Una storia fatta di alpeggi, lavoro, stagioni,
famiglie e capacità di trasformare ciò che offre la montagna in occasione di incontro".
La Festa di San Rocco, allora, dura tre giorni, ma il lavoro che la rende possibile comincia molto
prima.
E forse è proprio qui che si misura l’attaccamento a un paese: nella disponibilità a
preparare una festa che appartiene a tutti, anche quando nessuno vede la fatica necessaria
per realizzarla.
Poi arrivano le luci, la musica, il profumo della cucina, il fuoco del falò, le risate dei bambini e
le persone in piazza.
E tutto sembra semplice.
Ma dietro quella semplicità c’è una macchina fatta di volontà, collaborazione e senso di
appartenenza.
È questa, probabilmente, la vera ricchezza dei piccoli paesi: non il numero degli abitanti, ma il
numero di persone che continuano a sentirsi responsabili del luogo in cui vivono.
San Rocco 2026 lascia quindi ad Albaredo qualcosa che va oltre il ricordo di una bella festa.
Lascia la conferma che una comunità può tenere insieme passato e futuro, identità e apertura,
memoria e innovazione.
A chiudere il bilancio dell’edizione 2026 è la soddisfazione del sindaco Matteo Del Nero:
"Siamo molto soddisfatti della riuscita della festa e del grande lavoro dei volontari.
Come
Comune abbiamo sostenuto l’iniziativa, insieme al prezioso contributo di Regione Lombardia,
perché crediamo che sostenere questi momenti significhi sostenere la comunità e le sue
tradizioni".
Ad Albaredo San Rocco non è soltanto una ricorrenza: è un appuntamento con la propria
identità.
E soprattutto il racconto di una comunità che, grazie alle persone che la compongono,
ha ancora voglia di esserci.
Una gara clandestina di auto a Tirano, organizzata nella notte di Ferragosto e pubblicizzata sui social con il nome “Fast and Furious”, è stata fermata prima ancora che potesse iniziare grazie a un intervento coordinato delle Forze dell’Ordine. Un giovane nato nel 2002 è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Sondrio per organizzazione di competizioni non autorizzate in velocità con veicoli a motore. Secondo quanto comunicato dalla Polizia di […]