Che il rugby avesse ormai una sua storia anche in Valtellina era cosa nota. Che la palla ovale potesse finire addirittura sott’acqua, invece, è qualcosa capace ancora di sorprendere.
Eppure il rugby subacqueo è presente sul territorio da quasi 25 anni, grazie alla lungimiranza di Andrea Dizioli, prima atleta di apnea e successivamente fondatore e coach del Valtellina Rugby Subacqueo, realtà strutturatasi ulteriormente a partire dal 2022.
È anche grazie a lui se, tra le montagne valtellinesi, ha trovato spazio una disciplina decisamente poco “montana”, capace però in poco tempo di suscitare curiosità e interesse tra persone di tutte le età, dai preadolescenti fino ai settantenni.
A contribuire alla crescita della società è stato anche Mauro Variato, presidente del Valtellina Sub, intervenuto durante una conviviale dedicata proprio alla scoperta di questo particolare sport.
«Mi sono avvicinato a questo mondo quando ho iniziato i corsi di apnea – ha raccontato – e, sebbene la mia prima sentenza fosse stata “mai più!”, un anno dopo mi sono ritrovato persino a costruire una squadra a Sondrio. All’inizio ci guardavano tutti straniti, mentre oggi l’interesse è cresciuto al punto da coinvolgere fasce d’età molto diverse».
Perché praticare rugby subacqueo
Il rugby subacqueo richiede una combinazione particolare di capacità fisiche e mentali: nuoto, apnea, orientamento sott’acqua, capacità di ragionare in condizioni di ipossia e rapidità nel decidere a chi passare la palla.
È soprattutto uno sport di squadra, nel quale atleti con caratteristiche fisiche differenti possono diventare complementari.
Un altro obiettivo del progetto valtellinese è quello di offrire al territorio una disciplina diversa rispetto agli sport tradizionalmente praticati in montagna.
«Il nuoto – ha sottolineato Variato – è forse l’unico sport che tutti dovrebbero imparare, perché può anche salvare la vita».
Al tavolo dei relatori erano presenti anche Giampiero Macoggi, coordinatore del team, e Filippo Vanoi e Anna Vezzali, rappresentanti della Nazionale italiana di rugby subacqueo.
La disciplina nacque in Germania come forma di allenamento subacqueo e si è successivamente trasformata in uno sport vero e proprio.
«È un gioco molto divertente e completamente diverso dalla pallanuoto – hanno spiegato – perché permette di muoversi realmente in tre dimensioni. Possiamo allenarci in vasche profonde 2,70 metri e poi disputare partite a circa cinque metri di profondità».
Il Valtellina Rugby Subacqueo cresce: oggi conta 30 tesserati
Partito con appena quattro persone, il Valtellina Rugby Subacqueo conta oggi circa 30 tesserati, appartenenti a diverse fasce d’età.
Tra loro ci sono anche Filippo e Anna.
Originaria di Reggio Emilia, ma ormai valtellinese d’adozione da due anni, Anna Vezzali ha raccontato il proprio percorso sportivo.
«Sono cresciuta in acqua. Ho praticato pallanuoto e nuoto per salvamento, che è una vera e propria disciplina sportiva».
Il suo desiderio era però trovare uno sport più dinamico rispetto al nuoto tradizionale. E, quasi paradossalmente, dall’Emilia la risposta è arrivata proprio in Valtellina.
«Quando sono arrivata ho trovato il corso di apnea del Valtellina Sub e successivamente ho deciso di iscrivermi subito a un torneo di rugby subacqueo. Credo sia una disciplina molto corretta sotto il profilo etico, nonostante sia uno sport estremamente fisico e aggressivo».
Uno degli aspetti più importanti, secondo Vezzali, è lo spirito di squadra che caratterizza questo ambiente.
«Ci si sente parte di una vera comunità. Ci scambiamo persino i giocatori tra squadre e la cosa bella è che ognuno è responsabile anche dei propri compagni. Sarebbe bello riuscire a far crescere questo sport in Italia e nel mondo. Io stessa mi sento appartenere alla Valtellina anche grazie a loro».
Come si gioca a rugby subacqueo
A spiegare alcune delle principali regole è stato Filippo Vanoi, portiere e atleta della Nazionale.
Una squadra è composta da 12 giocatori: sei in acqua e sei pronti alle sostituzioni.
«Si lavora sempre in coppia: due portieri, due attaccanti e così via. L’obiettivo è mettere la palla nel canestro avversario. La bellezza di questo sport è che mette tutti sullo stesso piano, perché ognuno possiede caratteristiche differenti: qualcuno può essere più forte fisicamente, mentre qualcun altro è più rapido».
Il portiere deve proteggere il canestro utilizzando anche il proprio corpo e la schiena, mentre gli attaccanti cercano di sottrarre la palla agli avversari.
Chi è in possesso della palla può essere contrastato fisicamente, mentre non è consentito afferrare l’avversario per maschera, pinne o altre parti dell’attrezzatura.
Particolare è anche la palla utilizzata nel rugby subacqueo, riempita con acqua e soluzione salina per permetterle di affondare.
Una partita è composta da due tempi da 15 minuti effettivi, con un time-out disponibile per ogni squadra.
Non esistono limitazioni particolari sul numero di passaggi e non è previsto un tetto massimo di gol.
Sondrio ospiterà il Campionato Italiano di rugby subacqueo
Il rugby subacqueo resta ancora una disciplina in fase di crescita e gli atleti professionisti, al momento, praticamente non esistono.
In Italia il movimento conta sette squadre e un unico campionato nazionale, mentre in Paesi come la Germania la diffusione è molto maggiore e l’attività agonistica arriva fino alla terza lega.
Un passaggio importante per la crescita del movimento arriverà proprio dalla Valtellina: Sondrio ospiterà nel mese di febbraio una tappa della competizione tricolore di rugby subacqueo.
«È una grande soddisfazione – hanno commentato gli atleti – anche se il sogno sarebbe riuscire in futuro a portare qui una Open League, con circa 300 partecipanti provenienti da tutto il mondo».
Lo sguardo è già rivolto anche alla scena internazionale: Filippo Vanoi e Anna Vezzali sono stati convocati in vista del Mondiale di rugby subacqueo in programma nel maggio 2027.
Da quattro appassionati a trenta tesserati, fino alla Nazionale: quella del rugby subacqueo valtellinese è una realtà ancora piccola ma in costante evoluzione, capace di trasformare una piscina in un campo da gioco tridimensionale e la Valtellina in uno dei punti di riferimento italiani di questa disciplina.
La conviviale è stata infine l’occasione per accogliere nel club un nuovo socio, Michele Golia.
Medico chirurgo, Golia ha affiancato alla professione una lunga passione per il ciclismo, attività nella quale si è impegnato sia come medico sia come atleta. Nel 2006 ha partecipato alla spedizione Overland “Como-Gerusalemme”, oltre a prendere parte a numerose Granfondo organizzate sul territorio.
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