Ambiente e Territorio

San Francesco e le montagne d’Italia: un filo che unisce territori, comunità e fraternità

today4 Ottobre 2026 7

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Nell’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, Uncem ricorda il legame del Santo con montagne, boschi, eremi e comunità dell’Appennino. Il presidente Marco Bussone: «Francesco è un faro per noi»

Le montagne hanno accompagnato alcuni dei momenti più importanti della vita di San Francesco d’Assisi. Nell’ottavo centenario della sua morte, avvenuta alla Porziuncola la sera del 3 ottobre 1226, Uncem richiama il legame profondo tra il Santo e i territori montani dell’Appennino: luoghi di preghiera e spiritualità, ma anche di incontro, lavoro, relazioni e fraternità.

Le montagne di Francesco, luoghi di vita e fraternità

Sono diversi i luoghi montani che hanno segnato il percorso umano e spirituale di Francesco.

A Fontecolombo, tra i boschi della valle reatina, nel 1223 Francesco lavorò alla stesura definitiva della Regola dei Frati Minori. Nello stesso anno, a Greccio, volle condividere con la comunità locale la rappresentazione della nascita di Gesù durante il Natale.

Nel 1224 fu invece il monte della Verna a diventare teatro di uno degli episodi più significativi della sua vita. Qui Francesco visse l’esperienza delle stimmate e compose le Lodi di Dio Altissimo e la benedizione a frate Leone.

Sono luoghi nei quali Francesco pregò, scrisse, maturò scelte, incontrò persone e costruì relazioni. La montagna emerge così non come semplice sfondo, ma come parte integrante di un percorso spirituale e comunitario.

Il Cantico delle creature e il rapporto con la natura

Un altro passaggio fondamentale è rappresentato dal Cantico delle creature, composto a partire dal 1225 a San Damiano.

Attraverso il Cantico, Francesco esprime uno sguardo capace di riconoscere nell’acqua, nella terra, nel fuoco e nel vento una relazione profonda fatta di appartenenza, rispetto e riconoscenza.

È anche attraverso queste parole che, secondo Uncem, è possibile leggere il rapporto di Francesco con i paesaggi attraversati e abitati durante la sua vita. Una relazione nella quale la natura non è separata dall’esistenza delle persone, ma è parte di una dimensione più ampia che unisce ambiente, comunità e territorio.

Uncem: la cura della montagna passa dalla cura delle persone

Per Uncem, ricordare oggi le montagne di San Francesco significa riflettere sul valore di territori nei quali ambiente e comunità sono strettamente connessi.

La cura dei boschi, dell’acqua e della terra si accompagna infatti alla cura delle persone, con particolare attenzione alle situazioni di fragilità. È una responsabilità che riguarda chi vive nelle aree montane, ma anche chi abita nelle città e condivide con questi territori risorse, servizi e prospettive per il futuro.

«Per chi amministra i beni pubblici, il capitale naturale, i beni collettivi, Francesco è un faro», sottolinea il presidente di Uncem Marco Bussone.

E aggiunge: «Costruire la Pace inizia da noi, dai nostri paesi».

San Francesco, le montagne e la costruzione della pace

Il messaggio di Uncem lega così memoria e attualità. Nell’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, le montagne italiane tornano a essere raccontate come luoghi nei quali si intrecciano spiritualità, comunità, tutela dell’ambiente, fraternità e responsabilità verso il futuro.

Un richiamo che parte dalla storia di Francesco, ma guarda al presente: dalla cura dei territori alla valorizzazione delle comunità, dalla protezione del patrimonio naturale all’attenzione verso le persone più fragili.

Le montagne, ieri come oggi, possono dunque rappresentare spazi nei quali costruire relazioni, custodire il territorio e promuovere una cultura della fraternità e della pace.

 







Scritto da: Giuliano Padroni

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