Il Centro Studi della CGIL di Sondrio tiene monitorati i dati delle COB (comunicazioni obbligatorie per le attivazioni e per le cessazioni dei rapporti di lavoro) in provincia di Sondrio dal 2019.
In questo studio ne analizziamo l’andamento fino a tutto il 2024, prendendo quindi in considerazione 6 interi anni e potendo quindi fare analisi che non siano viziate dagli andamenti stagionali.
Il periodo, inoltre, ci consente di vedere anche l’occupazione “pre-covid”, il periodo della pandemia con le chiusure obbligate e la ripartenza successiva.
Ne esce un quadro che è necessario leggere nel suo insieme perché, seppur in ripresa, l’occupazione provinciale evidenzia tutti i limiti ed i problemi che la CGIL da anni denuncia ed è in campo per contrastare.
Infatti è innegabile che dopo la flessione del 2020, l’occupazione in provincia è tornata a crescere, cumulando nel periodo ’19-’24 un saldo di 8.353 attivazioni in più rispetto alle cessazioni.
Il trend positivo porta le attivazioni 2024 ad essere l’11,2% in più rispetto a quelle del 2019.
Il mercato quindi conferma una straordinaria mobilità e vivacità che però come vedremo in seguito ha sì portato all’incremento dell’occupazione, ma anche ad una maggior precarizzazione della stessa (ad esempio le cessazioni 2024 sono l’11,7% in più rispetto a quelle del 2019).
L’occupazione quindi cresce, i grafici ne mostrano anche gli andamenti trimestrali che mettono in evidenza i picchi stagionali con le attivazioni che hanno un incremento nel 4° trimestre in particolare per l’inizio della stagione invernale e le cessazioni che sono forti tra il 2° e il 3° trimestre.
L’incremento occupazionale evidenzia una leggera differenza sul genere: infatti il 48% delle 8.353 attivazioni in più è relativo alle donne, mentre il + 52% riguarda gli uomini.
La differenza è poco significativa se presa come unico dato, ma purtroppo non fa che aumentare il divario di genere esistente, con i tanti problemi evidenziati negli studi precedenti.
E’ entrando maggiormente nel dettaglio dei dati che si evidenziano i veri problemi che la CGIL da anni denuncia e contro i quali ha concentrato la propria azione:
infatti solo l’11% delle attivazioni nei 6 anni di analisi sono a tempo indeterminato, togliendo il 4% di apprendistato, tutte le altre (85%) sono precarie e, come vedremo successivamente, di breve durata.
L’evoluzione provinciale del mercato del lavoro verso un’occupazione sempre più precaria si evince anche analizzando l’andamento delle COB tra le attivazioni di contratti a tempo indeterminato e le cessazioni per la stessa tipologia di contratto: registra praticamente ogni anno un saldo negativo arrivando nei sei anni a meno 5.108 posti di lavoro a tempo indeterminato.
Il dato profondamente negativo è solo parzialmente calmierato dall’apprendistato che complessivamente cumula nei 6 anni 2.129 posti in più.
La sommatoria dei due dati però dimostra che pur crescendo l’occupazione provinciale calano (rispetto al 2018) le persone che hanno un contratto stabile di 2.979.
Quindi in provincia nei 6 anni rispetto al 2018 si sono creati più di 8mila posti di lavoro, ma contemporaneamente 3 mila persone in meno lavorano con un’occupazione stabile: equivale a dire che sono oltre 12 mila le postazioni precarie rispetto a quelle che lo erano nel 2018.
Sempre nei 6 anni i soli contratti a termine sono cresciuti di 10.680.
Un altro dato che vogliamo portare all’attenzione è la breve durata dei rapporti di lavoro, le COB per le cessazioni indicano anche la durata del rapporto:
Nel 2023 1/5 dei rapporti di lavoro è durato meno di un mese, il 41% meno di tre mesi.
Nel 2024 il 42% dei contratti si è chiuso prima dei tre mesi e la metà è durato meno di un mese.
Conclusioni e dichiarazioni
L’economia provinciale è ripartita e la vivacità è frutto anche di una straordinaria mobilità (in parte volontaria) purtroppo però le condizioni del mercato del lavoro sono sempre più precarie; questo dato abbinato alle basse retribuzioni che abbiamo evidenziato nelle analisi sugli assegni pensionistici non rende appetibile la provincia di Sondrio, in particolare per giovani ed elevate professionalità che continuano a lasciare la nostra provincia.
Lo stesso fenomeno dei frontalieri, nonostante la maggior tassazione per i nuovi frontalieri, è in crescita perché l’occupazione oltre frontiera oltre ad essere più appetibile economicamente consente, per le alte professionalità, da subito il riconoscimento professionale del percorso di formazione.
Va considerato che la ripresa dopo il Covid è stata alimentata prima dalle ristrutturazioni ex bonus 110% e poi dai fondi del PNRR, anch’essi verso la fine.
Esprimiamo quindi preoccupazioni per il futuro in assenza di investimenti significativi che indirizzino l’economia nazionale e di riflesso quella provinciale.
Non abbiamo volutamente usato stime, ma dati reali, e purtroppo trovano conferma tutte le denunce alla base delle rivendicazioni della CGIL di questi anni.
Il precariato è un fenomeno che attraversa i generi e le generazioni, però sono soprattutto i giovani e le donne a pagarne le conseguenze e questo combinato alle evoluzioni del sistema pensionistico può far aumentare le persone che pur lavorando o pur in pensione debbano vivere al di sotto della soglia di povertà.
Inoltre, importante sottolineare come la maggior parte degli infortuni mortali riguarda lavoratori in appalto così come la precarietà e i bassi salari colpiscono maggiormente chi si trova in questa situazione, lasciando i più fragili di fronte al progressivo indebolimento del Servizio sanitario nazionale, impossibilitati a ricorrere a prestazioni a pagamento.
Per queste ragioni è ancor più importante sostenere le due proposte di legge di iniziativa popolare, su diritto alla salute e appalti, che la Cgil ha lanciato ufficialmente venerdì scorso.
PUBBLICO IMPIEGO
Da tempo denunciamo lo stato di estrema difficoltà in cui versano le nostre Pubbliche Amministrazioni, passando dai Ministeri, alle Agenzie fiscali, alla Sanità pubblica e agli Enti locali.
Il rischio concreto, a cui assistiamo già in alcuni ambiti, è un continuo impoverimento del perimetro del pubblico con il rischio concreto di indebolimento crescente dei presidi di legalità e diritti per i cittadini.
Anche qua, serve investire in formazione, in salari adeguati e decorosi, in percorsi virtuosi che siano in grado di far tornare il Pubblico impiego, così come la stessa provincia di Sondrio, centrali e attrattivi.