I primi sei mesi del 2026 confermano una fase di espansione che, pur su livelli contenuti, è coerente con quanto ipotizzato nella precedente edizione dell’Osservatorio e coinvolge tutti gli indicatori, sia nel confronto congiunturale che in quello tendenziale.
Andamenti positivi si registrano anche sul fronte occupazionale.
Il quadro generale presenta comunque alcuni elementi di criticità, legati soprattutto alle tensioni geopolitiche e al rincaro delle materie prime e delle fonti energetiche.
Le previsioni sull’evoluzione del business nel secondo semestre restano caute, orientate perlopiù al consolidamento
L’Osservatorio Congiunturale dei Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Como delinea – per le imprese delle tre province – un quadro con indicatori in modesto incremento per entrambi gli intervalli temporali di analisi considerati.
Nel dettaglio gli indicatori associati a ordini , produzione e fatturato crescono mediamente del +1,6% sul fronte tendenziale, cioè rispetto ai livelli della prima metà del 2025, e del +2,4% sul versante congiunturale, cioè attraverso il confronto con quanto registrato nel semestre luglio-dicembre 2025.
Le aspettative formulate dalle imprese per la seconda parte del 2026 risultano orientate più al consolidamento dei risultati raggiunti che ad un’ulteriore accelerazione della crescita, delineando uno scenario improntato ad una maggiore cautela; in media le realtà dei tre territori indicano di attendere una variazione del +0,4% per la domanda e del -0,2% per l’attività produttiva, mentre per le vendite la variazione risulta nulla.
La capacità produttiva mediamente impiegata nel corso dei primi sei mesi del 2026 si attesta al 69,5% del totale disponibile, dato che risulta di circa tre punti percentuali al di sotto rispetto a quanto riscontrato nella precedente edizione dell’Osservatorio Congiunturale (72,7% per il semestre luglio-dicembre 2025).
Tra le imprese dei tre territori sono riscontrabili alcune differenze riguardo l’utilizzo degli impianti, in particolare rispetto agli organici: le realtà più piccole indicano mediamente un impiego del 66,3% mentre le aziende con oltre 50 occupati rivelano una quota più elevata, pari al 73,1%.
Considerando invece i diversi comparti di attività, si rileva mediamente un tasso di impiego del 68,6% per le realtà metalmeccaniche, del 75,4% per quelle tessili mentre del 69,8% per le imprese afferenti agli altri settori.
L’attività produttiva che le imprese gestiscono tramite azioni di subfornitura aggiunge un contributo di circa quattro punti percentuali (3,7%) a quanto realizzato direttamente: nella scelta dei soggetti con cui collaborare, le realtà del campione indicano di preferire collaboratori nazionali (a cui è affidato il 2,9% dell’outsourcing produttivo) rispetto a quelli esteri (che incidono, invece, per lo 0,8%).
Le aziende dei tre territori aderenti all’Osservatorio sono attive su numerosi mercati al di fuori dell’Italia e competono a livello internazionale grazie al loro elevato know-how e alla qualità delle produzioni realizzate.
Tra gennaio e giugno 2026, oltre un terzo (37,3%) del fatturato realizzato riguarda l’export.
L’Europa Occidentale si conferma il principale mercato di sbocco oltre i confini nazionali, concentrando circa la metà delle esportazioni e incidendo per il 19% sul fatturato complessivo.
Seguono, per rilevanza, gli Stati Uniti (4,8%), l’Est Europa (4,5%), l’America Centro-Meridionale (2%), i Paesi BRICS (1,8%) e l’Asia Occidentale (1,4%).
Il mercato interno genera il 62,7% del fatturato totale, mentre il restante 3,9% è riconducibile alle altre aree del mondo non precedentemente considerate.
Esaminando i giudizi formulati riguardo l’andamento delle vendite nella seconda parte del semestre d’Indagine, in particolare nel periodo aprile-giugno 2026, è delineabile un quadro differenziato tra mercato domestico, che risulta più improntato alla stabilità, ed esportazioni, che si rivelano più dinamiche.
Più nel dettaglio, il fatturato in Italia è considerato mantenersi sui livelli dei primi tre mesi dell’anno dal 41,5% del campione, aumentare dal 30,7% mentre diminuire dal rimanente 27,8%.
Le vendite oltre confine sono invece valutate come stazionarie dal 37,4% delle imprese, in espansione dal 39,2% e in rallentamento dal restante 23,4%.
L’andamento dei costi di approvvigionamento delle materie prime si è rivelato, anche nel primo semestre 2026, uno dei principali fattori di criticità per le imprese dei tre territori.
Nei sei mesi considerati si è infatti osservato un progressivo intensificarsi delle tensioni sui prezzi delle commodities e delle forniture energetiche, con un numero crescente di aziende che ha segnalato incrementi dei costi.
Tra gennaio e marzo il 42,2% delle imprese non ha registrato variazioni significative nei listini dei fornitori, mentre il 52,5% ha rivelato aumenti dei costi di approvvigionamento, a fronte di una quota limitata che ha beneficiato di una riduzione dei prezzi (5,3%).
Nel trimestre successivo, tra aprile e giugno 2026, il quadro si è ulteriormente deteriorato e la quota di soggetti che ha segnalato rincari delle commodities necessarie all’attività produttiva è salita al 68%, mentre il 29,5% ha indicato una sostanziale stabilità dei prezzi e il rimanente 4,5% ha riscontrato una diminuzione dei costi.
L’incremento dei prezzi delle materie prime ha avuto effetti rilevanti sulla gestione aziendale.
La conseguenza più diffusa è stata la riduzione dei margini di profitto, indicata dal 65,9% delle imprese, seguita dall’aumento dei costi di produzione, segnalato dal 54,7% del campione e dalla necessità di riorganizzare la propria attività produttiva, comunicata dall’11,8% del campione.
Sul fronte dei giudizi formulati dalle imprese riguardo il loro rapporto con gli Istituti di credito , valutato sulla base dell’evoluzione delle condizioni praticate, è riscontrabile per i primi sei mesi del 2026 uno scenario di prevalente stabilità, nonostante siano identificabili alcuni segnali di peggioramento.
Con riferimento alle spese e alle commissioni, nonché alle richieste di garanzie e di tassi, oltre quattro realtà su cinque (85,7%) non hanno indicato particolari cambiamenti, il 2,3% ha segnalato condizioni più favorevoli mentre il restante 12% ha segnalato un maggior costo di accesso al credito.
Per quanto concerne la disponibilità degli Istituti bancari ad espandere le linee di credito esistenti o ad attivarne di nuove, quasi nove aziende del campione su dieci (88%) hanno comunicato un quadro immutato, il 5,7% ha rivelato una maggior apertura a concedere risorse finanziarie mentre il 6,3% ha indicato una minor propensione ad esaudire le richieste.
Valutando infine i pareri espressi riguardo la liquidità aziendale per la prima metà del 2026, oltre sette realtà su dieci (71,5%) hanno ritenuto la propria situazione nella norma, il 14,6% ha indicato soddisfazione mentre il rimanente 13,9% ha segnalato il proprio quadro finanziario come migliorabile.
Il mercato del lavoro ha mostrato, nel corso del primo semestre 2026, segnali complessivamente favorevoli, in linea con il rafforzamento evidenziato dagli indicatori economici esaminati nell’Osservatorio.
Pur in presenza di un quadro improntato alla continuità, le dinamiche occupazionali hanno mantenuto un orientamento moderatamente espansivo.
Oltre tre quarti delle imprese (76%) hanno comunicato la stabilità degli organici, mentre il saldo tra le aziende che hanno ampliato la forza lavoro (18,5%) e quelle che ne hanno ridotto la consistenza (5,5%) si è mantenuto ampiamente positivo, confermando la prevalenza di strategie orientate al consolidamento e, in una quota non trascurabile di casi, al rafforzamento della capacità produttiva.
Permane, tuttavia, la criticità strutturale legata alla disponibilità di risorse umane adeguatamente qualificate già ampiamente esaminata nel corso delle precedenti edizioni dell’Osservatorio.
Le difficoltà di reperimento hanno continuato a coinvolgere, tra gennaio e giugno 2026, il 44,8% delle imprese, configurandosi come uno dei principali vincoli alla crescita delle imprese.
Le previsioni degli imprenditori in merito all’evoluzione dell’occupazione nella seconda metà dell’anno delineano un quadro di sostanziale continuità: la maggioranza delle realtà aderenti all’Osservatorio (76,3%) prevede infatti di mantenere invariati gli attuali livelli occupazionali mentre, nei casi di variazione, le aspettative di incremento degli organici (14,7%) risultano più diffuse rispetto alle ipotesi di riduzione (9%), prospettando il proseguimento di una moderata dinamica espansiva anche nel semestre luglio-dicembre.
EFFETTI DELLO SCENARIO GEO-POLITICO
Le tensioni geopolitiche internazionali continuano ad esercitare un’influenza significativa sull’attività delle imprese, tanto che oltre sette aziende su dieci (71,9%) hanno ritenuto che il contesto economico sia peggiorato nel corso della prima metà del 2026.
A pesare maggiormente sono l’incremento dei costi energetici e delle materie prime (indicato dall’83,5% del campione), il rallentamento della domanda (72,3%) e la crescente incertezza che caratterizza i mercati di sbocco (60,4%).
A questi elementi si aggiungono, inoltre, le difficoltà nelle operazioni logistiche e nei trasporti internazionali (segnalata dal 43,6% delle aziende), l’interruzione anche parziale delle catene di fornitura (10,6%) nonché il ridimensionamento degli investimenti già programmati (30,2%).
Di fronte allo scenario così caratterizzato, le imprese rivelano di aver avviato un progressivo processo di adattamento, orientando le proprie strategie soprattutto verso il miglioramento dell’efficienza energetica (64,8% del campione), la ricerca di nuovi mercati (48,8%) e la diversificazione dei fornitori (33,1%).
Risultano meno diffuse, seppur messe in atto, le iniziative di revisione degli investimenti (29,1%), di incremento delle scorte (27%) o di riorganizzazione della logistica (25%).
TRANSIZIONE GREEN, SOSTENIBILITA’ D’IMPRESA E INVESTIMENTI
Pur operando in un contesto caratterizzato da diffuse incertezze, le imprese dei tre territori hanno confermato nei primi sei mesi del 2026 una significativa propensione agli investimenti, privilegiando interventi destinati a rafforzare la competitività e ad accrescere l’efficienza dei processi produttivi.
Gli investimenti nel capitale fisico rappresentano l’ambito maggiormente interessato (61,6%), seguiti da attività di ricerca e sviluppo (57%), da interventi in tecnologie di digitalizzazione (56,7%) e dai progetti di efficientamento energetico (55%).
Prosegue inoltre il percorso di integrazione dei principi di sostenibilità nelle strategie aziendali, segnalato da oltre quattro imprese su dieci (44,2%) mentre l’adozione di applicazioni di Intelligenza Artificiale, seppur ancora limitata (24,3%), evidenzia una diffusione crescente che lascia intravedere un progressivo consolidamento di queste tecnologie all’interno dei processi aziendali.
DOMANDA
La prima metà del 2026 conferma un’evoluzione favorevole della domanda per il sistema produttivo dei tre territori, che continua a beneficiare di un flusso di ordinativi in crescita sia rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sia nel confronto con la seconda parte del 2025.
La variazione congiunturale, che si attesta al +2,2% rispetto ai livelli del semestre luglio-dicembre 2025, risulta sostanzialmente allineata all’incremento registrato su base annua (+2,1%), evidenziando una progressione regolare dell’attività commerciale e una buona capacità delle imprese di consolidare i risultati acquisiti.
Le prospettive per la seconda metà del 2026 risultano tuttavia improntate ad una maggiore prudenza.
Le realtà dei tre territori indicano infatti di attendere un ulteriore incremento degli ordinativi, ma che assume entità più contenuta (+0,4%).
PRODUZIONE
L’indicatore associato all’ attività produttiva mostra un andamento positivo nel periodo gennaio-giugno 2026, in sostanziale coerenza con quanto riscontrato per gli ordini.
La produzione cresce dell’1% nel confronto con il primo semestre dell’anno precedente e del 2,2% sul versante congiunturale rispetto al periodo luglio-dicembre 2025, confermando come il rafforzamento della domanda abbia continuato a riflettersi sull’operatività delle imprese.
Le indicazioni raccolte presso il campione delineano però un quadro più cauto per la seconda parte dell’anno.
Le imprese ipotizzano, infatti, una sostanziale stabilizzazione dei livelli produttivi (-0,2%).
Il tasso di grado medio di utilizzo degli impianti si attesta al 69,5%, valore di circa tre punti percentuale al di sotto di quanto mediamente esaminato per la seconda metà del 2025 (72,7%).
All’interno del campione sono identificabili differenze nell’impiego della capacità produttiva, in particolar modo suddividendo le aziende in base alla dimensione: le realtà fino a 50 occupati indicano un utilizzo medio che si attesta al 66,3%, meno favorevole rispetto alla quota registrata per il campione delle realtà più grandi (73,1%).
Considerando invece i comparti merceologici di attività, è rilevabile un uso degli impianti pari al 68,6% per le aziende metalmeccaniche, al 75,4% per quelle tessili e al 69,8% per le imprese afferenti agli altri settori.
La produzione non realizzata direttamente ma gestita tramite il ricorso a pratiche di outsourcing determina un contributo di circa tre punti e mezzo percentuali (3,7%), quota che si aggiunge all’attività interna.
La subfornitura coinvolge prevalentemente partner nazionali (2,9%) mentre in misura più limitata i soggetti esteri (0,8%).
FATTURATO
Sul versante del fatturato le imprese aderenti all’Osservatorio rivelano evoluzioni in crescita e in linea con le dinamiche riscontrate per gli indicatori associati alla domanda e alla produzione.
L’incremento delle vendite risulta pari all’1,8% su base annua rispetto ai primi sei mesi del 2025, mentre a livello congiunturale nel confronto con il semestre luglio-dicembre 2025 raggiunge il +2,9%, a testimonianza di un’evoluzione che, pur mantenendosi moderata, continua a svilupparsi con continuità.
Le attese formulate per il secondo semestre dell’anno si orientano verso una sostanziale stabilizzazione del volume d’affari (0%), senza particolari variazioni rispetto ai livelli raggiunti nella prima parte dell’anno.
La struttura delle vendite evidenzia l’importanza della componente legata all’export, una quota che si avvicina ai due quinti del fatturato totale (37,3%) e conferma il forte grado di internazionalizzazione che caratterizza le imprese dei tre territori.
Circa la metà delle esportazioni è realizzata in Europa Occidentale, area che rappresenta il principale mercato di riferimento al di fuori dell’Italia e assorbe il 19% delle vendite complessive; sono inoltre importanti gli scambi destinati agli Stati Uniti (4,8%), all’Est Europa (4,5%), all’America Centro-Meridionale (2%), ai BRICS (1,8%) e all’Asia Occidentale (1,4%).
In Italia è generato il 62,7% del fatturato mentre nelle restanti aree del mondo non precedentemente indicate è realizzato il rimanente 3,9%.
Sempre con riferimento al fatturato, è opportuno segnalare che nella seconda parte del semestre, in particolare tra aprile e giugno 2026, i mercati esteri hanno rivelato una dinamica più favorevole rispetto a quella nazionale: mentre a livello italiano i giudizi hanno delineato sostanzialmente un quadro improntato alla stabilità, per l’export è stata riscontrata una prevalenza di segnalazioni di crescita (39,2% del campione) rispetto a quelle di diminuzione (23,4%).
MATERIE PRIME
Il tema dei costi di approvvigionamento delle materie prime continua a rappresentare uno dei principali elementi di attenzione per le realtà dei tre territori.
Durante la prima metà del 2026 è stato osservato infatti un progressivo rafforzamento delle tensioni sui prezzi delle commodities e delle forniture energetiche, con una quota crescente di imprese che hanno segnalato aumenti.
Nella prima parte del semestre, tra gennaio e marzo, il 42,2% del campione non ha indicato particolari variazioni nei listini dei propri fornitori, oltre una realtà su due (52,5%) ha dovuto sostenere maggiori costi mentre il rimanente 5,3% ha comunicato una situazione più favorevole.
Nei successivi tre mesi, tra aprile e giugno, la quota di imprese che ha fatto fronte ad aumenti dei costi delle commodities necessarie per l’attività aziendale è salita ad oltre due terzi del totale (68%), a fronte del 29,5% che ha indicato stabilità e del 4,5% che ha invece comunicato costi in diminuzione.
Le ripercussioni sulla gestione aziendale sono risultate significative, in particolare la compressione dei margini di profitto che ha interessato quasi i due terzi del campione (65,9%), e l’incremento dei costi di produzione, segnalata da oltre la metà (54,7%) delle aziende.
Più contenuta, seppur non trascurabile, è risultata invece la quota di aziende che ha dovuto realizzare interventi di riorganizzazione dell’attività produttiva quale conseguenza diretta dell’aumento dei costi di approvvigionamento (11,8%).
OCCUPAZIONE
Nei primi sei mesi del 2026 lo scenario occupazionale è risultato caratterizzato da dinamiche positive, in coerenza con le variazioni assunte dagli indicatori associati a domanda, attività produttiva e fatturato.
Nella maggior parte dei casi le imprese hanno mantenuto invariati i livelli (76%), mentre la quota di aziende che hanno incrementato i propri organici (18,5%) è risultata superiore a quella delle realtà che hanno invece registrato una riduzione del personale (5,5%), confermando una moderata dinamica espansiva dell’occupazione.
Resta invece aperto il tema della disponibilità di professionalità adeguate alle esigenze produttive.
Le difficoltà di reperimento di personale qualificato continuano infatti a interessare una quota rilevante del campione (44,8%), rappresentando uno dei principali fattori di criticità segnalati dalle imprese.
Le aspettative occupazionali formulate per il semestre luglio-dicembre 2026 confermano uno scenario sostanzialmente stabile (76,3%), è ancora una volta rivelano una lieve prevalenza delle ipotesi di crescita (14,7%) rispetto a quelle di riduzione (9%).
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