Ambiente e Territorio

Malaguardia-Porettina, il Comune replica al Comitato di Prata: «Non è una fascia tagliafuoco»

today12 Agosto 2026 32

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L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Venezia interviene sul dibattito sulla pista agro-silvo-pastorale e ribadisce: «È un’infrastruttura viaria, non un’opera progettata per fermare gli incendi». Al centro anche la manutenzione del bosco e la prevenzione del rischio incendi.

La pista agro-silvo-pastorale Malaguardia-Porettina torna al centro del dibattito sulla prevenzione degli incendi boschivi. In risposta alla presa di posizione del Comitato di Prata, che ha rilanciato la richiesta di completamento della pista indicandola come un «primo passo per opere di prevenzione» contro il rischio incendi, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Venezia ha ribadito quella che considera una distinzione tecnica fondamentale: la Malaguardia-Porettina non è e non può essere considerata una fascia tagliafuoco.

Secondo il Comune, la differenza non sarebbe soltanto terminologica, ma riguarderebbe la funzione, le caratteristiche costruttive e la normativa di riferimento delle due infrastrutture.

Malaguardia-Porettina, «una strada e non una barriera contro il fuoco»

La Malaguardia-Porettina è stata progettata come pista agro-silvo-pastorale, quindi come infrastruttura destinata principalmente al transito e alla gestione del territorio forestale.

Il progetto prevede un piano viabile di 3 metri, una banchina di 50 centimetri e una larghezza complessiva di 3,5 metri, oltre a piazzole di scambio. La pista è stata pensata per il passaggio di mezzi agricoli e forestali e, in via accessoria, per agevolare l’accesso dei mezzi di soccorso.

«È, in altre parole, una via di accesso al bosco, non un dispositivo costruito per fermare il fuoco», sostiene l’amministrazione comunale.

Diversa sarebbe invece la funzione delle fasce parafuoco, costituite da aree prive o fortemente private di vegetazione e realizzate secondo specifici criteri tecnici previsti dalla normativa forestale e dai piani regionali di antincendio boschivo.

Secondo quanto riportato dal Comune, le fasce parafuoco primarie, realizzate sui crinali o lungo il perimetro di grandi complessi boschivi, possono avere un’ampiezza compresa tra 25 e 50 metri, mentre quelle secondarie interne al bosco non scendono sotto i 15 metri.

La finalità è interrompere la continuità del combustibile vegetale e impedire o rallentare la propagazione delle fiamme. Per questo, una carreggiata larga 3,5 metri, con vegetazione presente a ridosso del ciglio, non avrebbe secondo l’amministrazione una funzione equivalente a quella di una fascia tagliafuoco.

Prevenzione degli incendi, il Comune: «Serve manutenzione del bosco»

L’amministrazione comunale non contesta l’utilità della pista come infrastruttura per l’accesso al territorio.

Al contrario, ne riconosce il valore per la gestione forestale del versante e per consentire, in caso di emergenza, un più rapido intervento dei mezzi di soccorso.

Il punto sollevato dal Comune riguarda invece la possibilità di presentare la pista come una vera e propria opera di prevenzione degli incendi boschivi. Secondo l’amministrazione, questa impostazione rischierebbe di distogliere attenzione e risorse dagli interventi considerati più efficaci per ridurre il rischio.

Tra le principali attività di prevenzione indicate vengono citate:

  • la pulizia sistematica del sottobosco, con la rimozione di materiale secco e arbusti facilmente infiammabili;
  • l’abbattimento delle piante secche, deperienti o instabili, che possono alimentare gli incendi e rappresentare un rischio autonomo di caduta;
  • il diradamento selettivo della vegetazione, finalizzato a ridurre la densità e la continuità verticale del combustibile.

Secondo l’amministrazione, la manutenzione ordinaria della vegetazione sarebbe quindi un elemento essenziale per ridurre il rischio di propagazione degli incendi.

«La vegetazione arriva quasi fino alla pista»

Nel documento diffuso dal Comune viene inoltre fatto riferimento alla situazione documentata dalle fotografie e dalle ortofoto relative all’area.

Secondo l’amministrazione, in particolare nell’ortofoto la pista risulterebbe quasi completamente coperta dalla vegetazione, mentre sarebbe necessario mantenere una distanza adeguata tra la vegetazione e la banchina.

«Senza questa manutenzione ordinaria del bosco, anche l’infrastruttura viaria meglio realizzata resta uno strumento di accesso, non uno strumento di contenimento del fuoco», sostiene il Comune.

Il Comitato Predarossa contrario alla nuova pista

Nel dibattito sulla gestione del territorio si è inserita anche la posizione di un secondo gruppo di cittadini: il Comitato Predarossa, contrario alla realizzazione della nuova pista nella zona di Predarossa.

Secondo quanto riferito dall’amministrazione comunale, il comitato riunisce in gran parte residenti che vivono a ridosso del bosco e che nel tempo hanno provveduto autonomamente alla manutenzione della vegetazione nelle aree vicine alle proprie abitazioni.

Il Comune invita alla prudenza e chiede attenzione sull’area

L’amministrazione comunale ha infine espresso preoccupazione per il clima di tensione sviluppatosi attorno alla vicenda.

Il Comune ha sottolineato come situazioni di questo tipo possano, in casi estremi, favorire comportamenti non appropriati, con conseguenze potenzialmente pericolose per l’intera area.

Per questo motivo è stato rivolto alle autorità competenti un invito a mantenere alta l’attenzione e un monitoraggio costante della zona, mentre prosegue il confronto sulla Malaguardia-Porettina, sulla gestione forestale e sulle strategie più efficaci per la prevenzione degli incendi boschivi.

 

 







Scritto da: Giuliano Padroni

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