Casa, salari, servizi, formazione, mobilità e integrazione sono al centro della proposta della CGIL di Sondrio per affrontare la crescente carenza di manodopera in Valtellina e provincia. L’obiettivo è costruire una strategia di lungo periodo, con un orizzonte di almeno 15 anni.
La carenza di manodopera in provincia di Sondrio non è più un problema congiunturale e non riguarda soltanto alcuni comparti produttivi. Secondo la CGIL di Sondrio rappresenta una delle principali sfide che il territorio dovrà affrontare nei prossimi anni.
Industria, agricoltura, edilizia, turismo, commercio, pubblico impiego, servizi e assistenza stanno già incontrando difficoltà nel reperire lavoratrici e lavoratori. Una situazione destinata a diventare ancora più complessa a causa dell’invecchiamento della popolazione, dei pensionamenti e del ricambio generazionale.
Da qui nasce la proposta “Una Valtellina che accoglie, lavora e cresce”, con cui la CGIL intende aprire un confronto tra istituzioni, associazioni datoriali, organizzazioni sindacali, sistema della formazione e altri soggetti del territorio.
«Non basta chiedere alle imprese di assumere – sottolinea la CGIL di Sondrio –. Se vogliamo attrarre e trattenere lavoratori dobbiamo creare le condizioni perché le persone possano non soltanto lavorare, ma anche vivere in Valtellina, costruire una famiglia e immaginare qui il proprio futuro».
Agricoltura ed edilizia: cresce il peso dei lavoratori stranieri
Uno degli elementi evidenziati dalla CGIL riguarda il crescente ruolo dei lavoratori stranieri in Valtellina, in particolare nei settori agricolo ed edilizio.
In provincia di Sondrio vengono assunti ogni anno circa 2.500 operai agricoli a tempo determinato.
La presenza dei lavoratori stranieri nel comparto è passata dal 37% del 2022 al 48% del 2025. Sulla base dell’andamento registrato negli ultimi quattro anni, secondo la stima indicata dalla CGIL nel 2026 la percentuale potrebbe avvicinarsi al 60%.
Si tratta di una proiezione basata sul trend precedente, ma che segnala una trasformazione significativa del mercato del lavoro provinciale.
Una dinamica simile riguarda l’edilizia. Nel 2025 il settore ha coinvolto in provincia quasi 3.000 lavoratori, circa 1.000 dei quali stranieri.
«Non possiamo più considerare la presenza dei lavoratori stranieri come un fenomeno marginale o temporaneo – afferma la CGIL –. In settori strategici per l’economia provinciale sono già una parte essenziale della forza lavoro. Questo rende ancora più urgente affrontare il tema dell’accoglienza, della casa, dei servizi, della formazione e della stabilizzazione».
La casa come politica del lavoro
Tra i problemi principali individuati dalla CGIL c’è quello dell’accesso alla casa in provincia di Sondrio.
Il costo e la disponibilità delle abitazioni rappresentano infatti un ostacolo sia per chi arriva sul territorio per lavorare, sia per i giovani che vorrebbero rimanere o tornare in Valtellina.
Per il sindacato, la questione abitativa deve diventare a tutti gli effetti una politica del lavoro e una politica sociale, entrando anche nella programmazione dei Piani di Zona.
La proposta è utilizzare le risorse disponibili per recuperare il patrimonio abitativo inutilizzato, pubblico e privato, e garantire condizioni dignitose anche ai lavoratori stagionali.
La CGIL richiama inoltre la necessità di verificare tutte le opportunità finanziarie disponibili, comprese quelle previste nell’ambito del PNRR – Missione 5, Componente 2, Investimento 2.2a, dedicato al superamento degli insediamenti abusivi e alla realizzazione di soluzioni abitative dignitose per i lavoratori agricoli.
Il sindacato pone quindi una domanda alle istituzioni locali: a livello provinciale sono stati presentati progetti nell’ambito di questa misura?
Secondo la CGIL, qualora ciò non fosse avvenuto sarebbe necessario comprenderne le ragioni ed evitare che vadano perse anche ulteriori opportunità di finanziamento.
«Una provincia che ha bisogno di lavoratori non può contemporaneamente non essere in grado di offrire loro un posto dove vivere. La casa non è un tema separato dal lavoro: è una delle condizioni che rendono possibile il lavoro».
Salari, sicurezza e qualità del lavoro
Per la CGIL, affrontare la carenza di lavoratori in Valtellina non può significare competere al ribasso sul costo del lavoro.
Il sindacato richiama quindi anche il tema delle retribuzioni.
Secondo i dati citati dalla CGIL ed elaborati dall’Ufficio Studi CGIA sulla base dei dati INPS, la provincia di Sondrio presenta livelli retributivi inferiori rispetto alle altre province lombarde.
In un territorio caratterizzato anche da difficoltà nell’accesso alla casa e da un costo della vita significativo, il livello dei salari diventa quindi uno degli elementi determinanti per attrarre e trattenere lavoratrici e lavoratori.
La risposta alla carenza di manodopera dovrebbe passare, secondo il sindacato, dal rispetto dei contratti collettivi, da salari dignitosi, dalla sicurezza sul lavoro, dalla formazione e dal contrasto al lavoro irregolare, allo sfruttamento e al caporalato.
Giovani, famiglie e calo demografico in provincia di Sondrio
La questione occupazionale si intreccia con il problema demografico.
In provincia di Sondrio le nascite sono passate da circa 1.850 nel 1985 a 1.045 nel 2025, con una diminuzione superiore al 40% nell’arco di quarant’anni.
«Senza giovani non c’è futuro», sottolinea la CGIL.
Per questo, secondo il sindacato, occorre creare condizioni che permettano ai giovani di rimanere o tornare in Valtellina: lavoro qualificato, salari adeguati, case accessibili, servizi e una migliore conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.
Tra le priorità vengono indicati anche il potenziamento degli asili nido e dei servizi per l’infanzia, dei servizi sociali e assistenziali e della contrattazione aziendale, con particolare attenzione alla riduzione del gap di genere nel lavoro.
Allo stesso tempo, chi arriva da altri territori o dall’estero dovrebbe trovare le condizioni per stabilizzarsi, ricongiungersi con la famiglia, crescere i propri figli e diventare parte integrante della comunità.
Una strategia per il lavoro in Valtellina nei prossimi 15 anni
La CGIL di Sondrio propone quindi l’apertura di un confronto territoriale che coinvolga Provincia, Comuni, Uffici di Piano, Prefettura, associazioni datoriali, organizzazioni sindacali, sistema della formazione e gli altri soggetti interessati.
Non un nuovo organismo burocratico, precisa il sindacato, ma un confronto politico e istituzionale capace di mettere insieme competenze e responsabilità, individuare le priorità e verificare nel tempo i risultati raggiunti.
«La carenza di manodopera non si risolverà con una sola misura e nessun soggetto può affrontarla da solo. Serve una strategia condivisa, con un orizzonte di almeno 15 anni, che tenga insieme lavoro, casa, formazione, mobilità, servizi e demografia».
L’obiettivo, per la CGIL di Sondrio, non deve essere semplicemente trovare persone disponibili a lavorare in provincia, ma creare le condizioni perché possano scegliere la Valtellina come luogo in cui vivere e costruire il proprio futuro.
«Dobbiamo costruire una Valtellina nella quale le persone vogliano lavorare, vivere e far crescere i propri figli. È questa la sfida che abbiamo davanti».
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