BORMIO (SO) – 15 ottobre 2026 – Italia Nostra e il Comitato a Tutela dell’Alute prendono atto con
soddisfazione del cambio di rotta annunciato da Regione Lombardia e Comune di Bormio che, dirottando i
7 milioni di euro originariamente previsti per la “tangenzialina” sul completamento della Variante delle
Motte a Oga e su due rotatorie urbane, allontana nell’immediato lo spettro dell’asfalto dalla Piana dell’Alute.
Riconoscere quando le istituzioni rivedono scelte progettuali fortemente contestate è un atto di correttezza e
di responsabilità civica.
Tuttavia, proprio per il senso di responsabilità che ha guidato quattro anni di mobilitazione, Italia Nostra e
il Comitato ritengono indispensabile interrogarsi sul significato reale di quanto accaduto e su ciò che ancora
manca per considerare davvero salva l’Alute.
Colpisce, anzitutto, che nell’annunciare questa svolta non sia stata spesa una sola parola per riconoscere il
valore ambientale, storico, agricolo e identitario della Piana dell’Alute.
La rinuncia attuale alla tangenzialina
non appare purtroppo maturata per una sopraggiunta consapevolezza del valore inestimabile di questo
patrimonio, ma esclusivamente per ragioni di opportunità e di riallocazione finanziaria a fronte di altre scelte
viabilistiche.
La vicenda dell’Alute non riguarda soltanto una strada o uno spostamento di capitoli di bilancio: riguarda il
modo in cui viene deciso il futuro di un territorio, il valore attribuito alla partecipazione democratica e il
rispetto che le istituzioni devono a una comunità.
Per quasi cinque anni centinaia di cittadini hanno dedicato
tempo, competenze, passione e oltre 40.000 euro di risorse proprie per difendere la Piana.
Hanno raccolto
oltre mille firme di cittadini residenti per chiedere un referendum che non è stato concesso, hanno sollecitato
riunioni e assemblee pubbliche rimaste senza risposta, hanno prodotto osservazioni tecniche e affrontato un
complesso giudizio dinanzi al TAR della Lombardia, conclusosi nel luglio scorso con una sentenza che ha
salvato il procedimento solo in punta di diritto formale, ignorando la sostanza ecologica e costituzionale
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della tutela del suolo.
A questa comunità attiva e resiliente la politica deve ancora una risposta e una forma di rispetto.
Ed è
altrettanto doveroso sottolineare come appaia oggi fuori luogo la corsa di alcuni attori politici a levare il
cappello trionfanti, rivendicando come una propria vittoria esclusiva un traguardo che non sarebbe mai stato
nemmeno pensabile senza la lunga, solitaria e tenace resistenza del Comitato, di Italia Nostra, delle
associazioni ambientaliste Mountain Wilderness, e GrIG , oltre ai cittadini che non si sono arresi quando
difendere l’Alute era scomodo.
Questa battaglia non ha bisogno di padrini dell’ultima ora, né cerca vincitori e vinti: cerca garanzie
istituzionali serie.
Proprio sotto il profilo delle garanzie, il Comitato a Tutela dell’Alute e Italia Nostra ritengono del tutto
prematuro considerare chiusa la vertenza.
Dichiarare che la tangenzialina “finisce nel cassetto”, precisando
al contempo che il progetto — già costato alla collettività oltre 173.000 euro di incarichi tecnici — “resta
nella disponibilità del Comune”, significa lasciare sospesa sulla Piana dell’Alute una spada di Damocle.
Un
progetto chiuso in un cassetto può essere rispolverato in qualsiasi momento da future amministrazioni o al
mutare degli equilibri politici e finanziari.
L’Alute non è uno spazio vuoto in attesa di nuove varianti, ma l’ultima grande piana rurale della conca
bormina, un luogo identitario di paesaggio, memoria e storia che appartiene anche alle generazioni future.
La sua salvaguardia non può dipendere dalla discrezionalità di una maggioranza o dalla temporanea
mancanza di fondi.
Per dimostrare che il cambio di rotta è autentico, il Comitato a Tutela dell’Alute e Italia Nostra chiedono
agli amministratori comunali e regionali di compiere un passo ulteriore e irreversibile: convocare il Consiglio
Comunale di Bormio per votare lo stralcio definitivo del progetto dal Piano di Governo del Territorio (PGT),
approvare in Consiglio Regionale lo stralcio dell’opera dal Programma Regionale della Mobilità e dei
Trasporti (PRMT) e aprire contestualmente un tavolo di confronto pubblico con associazioni, comitati e
cittadinanza per istituire vincoli paesaggistici e strumenti di tutela duraturi che rendano la Piana dell’Alute
intangibile da future speculazioni.
Non si chiede infatti soltanto di rinunciare oggi alla costruzione di una strada: si chiede di definire una
visione per il futuro della Piana, capace di preservarne l’integrità e il valore identitario indipendentemente
dalle amministrazioni che si succederanno.
Sarebbe questo il risultato più significativo di una vicenda che
ha segnato profondamente il territorio: dimostrare che la partecipazione non è un problema da gestire, ma
un’opportunità preziosa per migliorare il rapporto tra istituzioni e cittadini.
La vicenda dell’Alute dovrebbe rappresentare un monito per tutte le istituzioni chiamate a intervenire su
luoghi di particolare valore storico, ambientale e identitario: nessuna trasformazione del territorio può
prescindere dal rispetto delle comunità che lo abitano.
La politica dimostra la propria autorevolezza e la propria forza non quando si arrocca nel rifiuto del
dialogo o quando esulta per calcoli di convenienza, ma quando sa ascoltare i cittadini, riconoscere il valore
dei beni comuni e tradurre il confronto in atti amministrativi vincolanti.
La partecipazione popolare non è
un ostacolo al processo decisionale, ma un elemento fondamentale della democrazia, capace di rendere le
scelte più consapevoli, condivise e durature.
La vera vittoria dell’Alute, dunque, non sarà soltanto aver evitato una strada o averla riposta in un cassetto,
ma averla definitivamente cancellata dalle carte urbanistiche