La critica del primo cittadino di Grosio, Gian Antonio Pini, a Matteo Salvini: «Ha snaturato la Lega, sono pronto a riprendere la tessera quando lascerà»
Il sindaco di Grosio critica la leadership di Matteo Salvini
«Matteo Salvini ha snaturato la Lega e deve farsi da parte. Sono pronto a riprendere la tessera non appena lascerà e, come me, molti altri». È una presa di posizione netta quella di Gian Antonio Pini, sindaco di Grosio al secondo mandato ed ex presidente della Comunità Montana Valtellina di Tirano, che lancia un appello ai militanti storici del Carroccio.
Secondo Pini, il partito avrebbe perso la propria identità originaria e avrebbe bisogno di una nuova fase politica guidata da una classe dirigente capace di rilanciarlo.
«Nella Lega ci sono uomini forti pronti al rilancio»
Nel suo intervento, Pini si dice preoccupato per l’evoluzione della Lega, ma allo stesso tempo fiducioso nella possibilità di una svolta.
«Più assisto alle sparate di Salvini, alle sue uscite senza una logica, più sono sconcertato – afferma il primo cittadino-. Non mi riconosco né nelle sue parole né nelle sue azioni. Va fermato prima che sia troppo tardi. Per noi e per la Lega. La scomparsa di Umberto Bossi ci ha fornito l’occasione per riflettere sulla via imboccata dalla Lega, che non è più quella del senatur da molto tempo. Salvini è troppo preso dal suo ruolo di ministro, parla soltanto del ponte sullo Stretto e ha sacrificato autonomia e federalismo sposando il centralismo. Con una politica ondivaga nella quale noi leghisti non ci riconosciamo, una deriva a destra che non ci appartiene, un Vannacci corpo estraneo che finalmente se n’è andato, una sudditanza verso Trump che si sta rivelando il più inaffidabile presidente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto. È il momento che Salvini si faccia da parte o che qualcuno glielo imponga, prima che sia troppo tardi: in queste condizioni siamo destinati a scomparire».
L’appello ai militanti storici del Carroccio, nel nome di Umberto Bossi
Le dichiarazioni del sindaco di Grosio si inseriscono nel dibattito interno alla Lega sul futuro del partito e sulla sua leadership nazionale.
«I tempi sono maturi per un drastico cambiamento. Il modello che funziona è quello lombardo, con il governatore Attilio Fontana che ascolta le istanze dei territori, che affronta i problemi e si impegna per risolverli, proprio quello che dovrebbe fare la politica. A Roma non va così e ce ne stiamo accorgendo tutti. Per questo dobbiamo difendere il modello lombardo, ma dobbiamo avere una Lega forte e decisa nella sua linea politica. In un anno ci giochiamo tutto. Nel 2027, sempre che gli attuali ministri non combinino altri disastri, si voterà per le politiche e a inizio 2028 ci saranno le elezioni regionali. Sono appuntamenti cruciali ai quali la Lega dovrà presentarsi forte e unita ma soprattutto credibile nella sua proposta politica, che non può essere quella di Salvini ma che deve ispirarsi a Bossi e all’eredità che ci ha lasciato. Autonomia e federalismo sono temi da rilanciare. Dentro la Lega ci sono uomini forti che hanno la nostra fiducia e ai quali garantiremo tutto il sostegno possibile. A loro i leghisti come me chiedono un’azione forte. Nel nome di Bossi».