News

LA MISSA SOLEMNIS DI BEETHOVEN, UNA DELLE VETTE PIÙ ALTE DELLA MUSICA SACRA E NON SOLO Sul podio del Teatro Sociale di Sondrio torna Lorenzo Passerini, alla guida dell’Orchestra Antonio Vivaldi

today9 Dicembre 2022 66

Background
share close






Davvero imperdibile il nuovo appuntamento della 60^ Stagione “Amici della Musica/Orchestra Vivaldi” che al Teatro Sociale di Sondrio, grazie a un imponente sforzo organizzativo, presentano la Missa solemnis in re maggiore, op. 123, di Ludwig van Beethoven, capolavoro assoluto della musica di tutti i tempi che favorisce una immersione totale dell’ascoltatore in quest’opera di arte sacra, quasi a volerlo indurre al superamento del filtro della ragione per trasportarlo nell’intimo delle sue emozioni.

A cimentarsi col capolavoro beethoveniano sarà l’Orchestra Antonio Vivaldi diretta da Lorenzo Passerini, reduce dal successo conquistato al Capitol di Toulouse con la nuova produzione di Boheme affidata a un cast di giovani e già affermati cantanti e ora in permesso dal Teatro di Colonia dove si è subito trasferito per una nuova Bohème.

Il quartetto di affermati solisti di canto sono il soprano Sarah Tisba, il mezzosoprano Alessia Nadin, il tenore Luigi Albani e il basso Alberto Rota. Impegnativa sarà la prova che spetta anche al Coro Ut Ensemble, diretto da Lorenzo Donati, compositore e violinista che svolge un’intensa attività concertistica soprattutto in Italia. Il Coro abbraccia un repertorio che si snoda dal madrigale alla musica da camera, e certamente questo della Missa di Beethoven è uno degli impegni che più lo coinvolgono.

Definita “opera della tarda maturità”, la Missa solemnis, assai vicina allo spirito e alle atmosfere della “Nona”, si manifesta da subito come un esempio autorevolissimo di saggezza e di cultura musicale ribadendo e anzi accrescendo il rispetto che l’umanità intera deve al titanico compositore. La partitura è infatti alta, profonda, esigente, pluridimensionale, sulla quale non è consentita alcuna valutazione negativa o anche solo incerta. Fra le innumerevoli messe scritte dai più illustri compositori (pensiamo a Bach, a Mozart, a Verdi, a Brahms…) la Missa di Beethoven riveste un ruolo unico e speciale, forse per molti versi senza confronti. Vi si sente un insopprimibile bisogno di libertà e di aneliti spirituali. Impeto interiore, contrasti accentuati, furori preromantici si cimentano con un equilibrio formale e al tempo stesso autentico: il tutto per aprire alla musica nuovi e moderni orizzonti.

L’uso dell’attributo ‘difficile’ nel caso della “Messa” beethoveniana riguarda in egual misura l’ascoltatore e l’interprete. Il coro, ad esempio, è qui senz’altro parte preponderante e costituisce una massiccia cornice attorno ai quattro solisti di canto (un canto delicato) che, in perfetta sintonia con l’orchestra, conferiscono alla composizione una veste sonora intensa e voluminosa, ma a tratti dolce e pacata. Le espansive dimensioni dell’opera si offrono come tendenza musicale storica e come fonte inesauribile di idee, ad altri importanti autori che hanno la loro punta estrema in Gustav Mahler e la sua sontuosa e sterminata “Ottava Sinfonia”. Infatti anche Mahler, non a caso devoto a Beethoven, scrive quest’opera oceanica quasi con la volontà di confondere l’ascoltatore e fargli compiere lo sforzo sovrumano ma sublime di intuire il Divino. Come appunto ha fatto Beethoven.







Written by: Redazione

Rate it