Cronaca

Sondrio entra nella storia dei trapianti: prima donazione a cuore fermo all’ospedale cittadino

today2 Aprile 2026 928

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Ospedale di Sondrio in blu

L’Ospedale di Sondrio entra per la prima volta nella storia della sanità provinciale con un risultato che segna un passaggio decisivo sul fronte della donazione di organi. Nei giorni scorsi, all’interno della maxi operazione che ha visto la rete trapianti della Lombardia impegnata in una straordinaria tre giorni di attività, è stata infatti eseguita la prima donazione a cuore fermo controllata mai realizzata nella struttura valtellinese.

Si tratta di un traguardo di grande rilievo per l’ASST Valtellina e Alto Lario e per tutto il territorio di Sondrio, che si inserisce in un’azione coordinata a livello regionale capace di confermare ancora una volta la leadership lombarda nel sistema dei trapianti, sia in ambito nazionale sia internazionale.

Nel corso di appena 72 ore, il sistema regionale ha gestito 7 donatori multiorgano e 2 donatori multitessuto, permettendo di offrire una nuova speranza di vita a 16 pazienti in lista d’attesa.

Il ruolo di Sondrio nella rete trapianti lombarda

Per Sondrio non si tratta di una semplice partecipazione a un’operazione regionale, ma di un vero salto di qualità. Il presidio ospedaliero cittadino ha infatti portato a termine il suo primo caso storico di donazione a cuore fermo, con il prelievo di fegato e reni.

Un risultato possibile grazie alla collaborazione tra il sistema locale e il team mobile dell’ASST Niguarda, intervenuto a supporto dell’attività. È proprio questo il punto centrale: la capacità della rete lombarda di far arrivare anche negli ospedali delle province tecniche avanzate e competenze altamente specialistiche, senza lasciare l’innovazione concentrata solo nei grandi poli urbani.

Ed è qui che sta il dato politico e sanitario più pesante: Sondrio oggi non è periferia, ma parte attiva di un modello organizzativo che punta a distribuire eccellenza su tutto il territorio.

La maxi operazione in Lombardia: 16 trapianti in 72 ore

L’attività è stata coordinata dal Coordinamento Regionale di Procurement di AREU e dalla SC Trapianti Lombardia NITp, con il coinvolgimento di numerosi ospedali della regione. Oltre a Sondrio, operazioni di prelievo e donazione hanno interessato Milano, Busto Arsizio, Varese, Brescia, Cremona, Bergamo e Lodi.

Il dato più forte resta quello complessivo: in sole 72 ore sono stati gestiti casi complessi che hanno portato all’esecuzione di 16 trapianti, in un contesto clinico ad alta intensità organizzativa. In più, la rete ha garantito anche numerosi prelievi di tessuti destinati a futuri innesti.

Determinante, nelle situazioni più delicate, l’impiego degli ECMO team mobili, unità specializzate che utilizzano la tecnica di ossigenazione extracorporea a membrana, fondamentale per il supporto salvavita nei casi più complessi.

I due traguardi storici: Sondrio e Busto Arsizio

I risultati simbolicamente più forti di questa tre giorni sono arrivati da due ospedali: Busto Arsizio e Sondrio.

A Busto Arsizio è stato effettuato il primo prelievo e trapianto di polmoni da donatore a cuore fermo non controllato. A Sondrio, invece, si è arrivati alla prima donazione a cuore fermo controllata della storia dell’ospedale.

Sono due passaggi che raccontano la stessa cosa in modo brutale e chiarissimo: la rete lombarda non sta solo reggendo, sta accelerando. E lo sta facendo portando procedure avanzate anche nei territori che fino a pochi anni fa sarebbero rimasti fuori da questo livello operativo.

Bertolaso: “L’eccellenza ormai è diffusa in tutta la Lombardia”

Sui risultati della tre giorni è intervenuto anche l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso.

“Una tre giorni di attività straordinaria – ha dichiarato – non è frutto del caso, ma il risultato di una programmazione rigorosa e di una rete di professionisti che non ha eguali. Vedere 16 trapianti eseguiti in sole 72 ore, insieme a decine di innesti di tessuto che cambieranno la vita a moltissimi pazienti nei prossimi mesi, ci rende orgogliosi”.

Bertolaso ha poi sottolineato proprio il valore dei risultati ottenuti nei territori: “I risultati di Sondrio e Busto Arsizio dimostrano che l’eccellenza non è confinata solo nei grandi centri metropolitani, ma è ormai diffusa in modo capillare su tutto il territorio regionale”.

Una frase che, tradotta dal linguaggio istituzionale, vuol dire questo: Sondrio conta, e conta davvero.

Obiettivo 2026: 36 donatori per milione di abitanti

La Lombardia punta a raggiungere entro la fine del 2026 quota 36 donatori per milione di abitanti. Nel 2021 il dato era fermo a 20. La crescita passa soprattutto dal rafforzamento dei programmi DCD, cioè la donazione a cuore fermo, e da una rete che oggi presidia 100 ospedali.

In questo quadro resta fondamentale anche il ruolo delle banche dei tessuti. La cute prelevata nel corso delle ultime attività, tra l’altro, è stata importante per il ripristino delle scorte dopo l’emergenza ustionati legata alla tragedia di Crans-Montana.

Sempre in quest’ottica, Regione Lombardia sta realizzando all’Ospedale Niguarda la Banca Regionale dei Tessuti, destinata a diventare un punto di riferimento nazionale.

La mappa delle donazioni: cosa è successo nei vari ospedali

Nel dettaglio, ecco i principali interventi realizzati nei presidi coinvolti:

  • Lodi: cuore, fegato, pancreas, reni, cornee e tessuti muscolo-scheletrici
  • Busto Arsizio: due polmoni con tecnica DCD, cornee, tessuti vascolari, muscolo-scheletrici e cute
  • Sondrio: fegato e reni nel primo storico caso di donazione a cuore fermo in provincia
  • Varese: fegato, reni e cornee
  • Milano San Paolo: reni, cornee e cute
  • Cremona: fegato, reni e cornee
  • Bergamo Papa Giovanni XXIII: fegato e cornee
  • Brescia Spedali Civili: cornee, tessuti vascolari, muscolo-scheletrici e cute

A questa attività si aggiungono 36 ulteriori donazioni di sole cornee distribuite sul territorio regionale.

Perché il risultato di Sondrio conta davvero

Il dato vero, al netto della retorica, è che la prima donazione a cuore fermo all’Ospedale di Sondrio non è solo una notizia sanitaria: è una notizia di sistema. Significa che anche in Valtellina si può entrare pienamente dentro una rete di alta complessità, con procedure avanzate, coordinamento tempestivo e capacità di risposta concreta.

Per un territorio come quello sondriese, spesso costretto a misurarsi con distanze, carenza di servizi e centralizzazione delle eccellenze altrove, questo passaggio ha un peso enorme. Non risolve tutto, ovvio. Ma sposta l’asticella. E dice con nettezza che quando la macchina funziona, anche Sondrio può stare al centro e non ai margini.







Scritto da: Elena Botta

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