Tre argomenti sì per addetti ai lavori, ma che – seppur indirettamente – riguardano in realtà la
vita di tutti, tanto in fatto di territorio, quanto di edifici nei quali viviamo.
Si tratta del Piano
Territoriale Regionale (PTR), dell’invarianza idraulica e dei nuovi applicativi regionali per la
gestione delle istanze di autorizzazione/deposito sismico di interventi edilizi, temi al centro dei
due più recenti seminari dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Sondrio.
In entrambi i casi, a curarne l’organizzazione è il stato il neo vicepresidente dell’Ordine ing.
Pietro Maspes nel proprio ruolo di Coordinatore della Commissione Urbanistica della
Consulta degli Ordini degli Ingegneri Lombarda.
Ingegnere, se il PTR è il piano strategico dell’intera Lombardia, quello che definisce lo
sviluppo di una regione da dieci milioni di abitanti per i prossimi anni, il regolamento
sull’invarianza idraulica è, invece, immediatamente operativo.
Tra le novità più rilevanti introdotte nel2025 c’è senz’altro il forte incentivo verso le cosiddette
“soluzioni basate sulla natura” (in inglese Nature Based Solutions -NBS).
La legge impone, a
chi costruisce o impermeabilizza il suolo, di trattenere temporaneamente l’acqua piovana per
restituirla più lentamente al terreno e ai corsi d’acqua.
Questo si può fare in due modi.
Il
primo è quello tradizionale, “grigio”: una vasca di cemento interrata che accumula l’acqua e la
rilascia gradualmente.
Funziona, ma non restituisce nulla alla città.
Il secondo affida lo stesso
compito al verde: aree verdi ribassate, giardini allagabili (rain gardens), pavimentazioni
drenanti, alberi e aiuole che assorbono, filtrano e rallentano l’acqua.
Richiedono più cura
progettuale e competenze diverse che dialogano tra loro — ingegneri, agronomi, paesaggisti
— ma in cambio fanno molto piùche gestire la pioggia: creano spazi verdi vivibili, abbassano
le temperature estive contrastando le “isole di calore”, migliorano il paesaggio e la qualità
della vita.
Anche da noi la sfida è soprattutto culturale: trasformare un obbligo tecnico in
un’occasione di progetto.
Spesso queste soluzioni sono persino meno costose di una vasca in
cemento, e quasi sempre lasciano alla collettività qualcosa in più.
Nonostante sia stata più volte teatro di dissesti idrogeologici importanti, la provincia di
Sondrio rientra tra quelle lombarde considerate a “bassa criticità idraulica”.
Perché?
Perché si tratta di due problemi diversi, che è facile confondere.
La normativa sull’invarianza
idraulica riguarda un fenomeno preciso: quando troppo terreno viene coperto da asfalto e
cemento, la pioggia non riesce più a essere assorbita dal suolo e scorre rapidamente verso
fiumi e canali, sovraccaricandoli. È ciò che accade nelle aree milanesi attraversate dal
Lambro e dal Seveso.
In provincia di Sondrio il suolo impermeabilizzato è in percentuale
molto inferiore rispetto ad aree come la Città Metropolitana di Milano o la Brianza: c’è ancora
molto terreno libero che assorbe l’acqua.
Da qui la “bassa criticità” sotto questo specifico
profilo.
Cosa che, tuttavia, non significa affatto territorio sicuro: il nostro rischio di alluvione e
di dissesto idrogeologico resta elevato, ma dipende da altri fattori – la conformazione
montana, i versanti, i corsi d’acqua a regime torrentizio – che esulano dall’invarianza idraulica
perché affrontati da altri strumenti, dalla pianificazione di bacino alla normativa sulla difesa
del suolo.
Ci aiuti a conoscere meglio il Piano Territoriale Regionale entrato in vigore il 28 gennaio,
documento che detta la “visione” di sviluppo della Lombardia e orienta la pianificazione
di Province, Comuni e Città Metropolitana, perché tutti gli strumenti – dai PGT comunali
ai piani provinciali – si muovano nella stessa direzione.
Parliamo di una regione, la nostra, che, da sola, conta più abitanti di molti Stati europei:
governare in modo coerente un territorio così vasto e differenziato è una sfida non da poco.
Il
nuovo PTR punta sulla chiarezza: poche linee di fondo, riassunte in cinque pilastri (coesione e
connessioni; attrattività; resilienza; contenimento del consumo di suolo e rigenerazione;
cultura e paesaggio), e un numero contenuto di obiettivi.
Per la provincia di Sondrio il Piano
porta due novità di rilievo.
La prima è il riconoscimento, tra i progetti strategici regionali, dei
Giochi Olimpici invernali Milano-Cortina 2026: molte delle opere connesse— viabilità,
impianti, interventi infrastrutturali — sono tuttora incorso di realizzazione, e la loro eredità è
destinata a incidere sulla Valtellina e sull’alta valle per gli anni a venire.
La seconda è il
riconoscimento, accanto al capoluogo, di una rete di “comuni polo”: non più la sola Sondrio,
dunque, ma anche poli di valle come Morbegno e Tirano, e centralità di montagna come
Chiavenna, Bormio e Livigno.
L’idea sottesa è semplice.
Nelle aree montane i centri più
piccoli e interni tendono, col tempo, a perdere servizi e funzioni; appoggiarsi a centri di
riferimento un po’ più grandi permette di mantenere vicino ai cittadini scuole, sanità,
commercio, uffici.
Ma c’è una condizione: questi poli “periferici” erogano servizi anche per i
comuni vicini, e senza adeguate politiche di redistribuzione delle risorse rischiano di
sobbarcarsi un onere che ne mina la tenuta.
Se sostenuto, invece, il sistema dei poli è una
delle strategie più promettenti per “tenere insieme” la montagna e contrastare lo
spopolamento.
Il PTR fa propria, e mette a sistema, la politica regionale di riduzione del
consumo di suolo già avviata con la legge regionale 31 del 2014: l’obiettivo è arrestare
progressivamente l’occupazione di terreno libero – agricolo o naturale – con nuove costruzioni,
nella direzione, tracciata dall’Europa, di azzerare il consumo netto di suolo entro il2050.
Nel
rifare i Piani di Governo del Territorio (PGT) i Comuni sono chiamati a commisurare le aree
edificabili al fabbisogno reale: una parte di quelle oggi classificate come edificabili – e mai
effettivamente costruite – dovrà così essere restituita a destinazione agricola o naturale. È un
passaggio che molti proprietari faticano ad accettare, perché tocca aspettative e valori
consolidati nel tempo, ma risponde a una logica precisa: non consumare terreno che non
serve. È un tema che tocca da vicino anche la nostra provincia.
Sebbene la Valtellina e la
Valchiavenna siano percentualmente poco impermeabilizzate, la pressione si concentra dove
lo spazio è poco: i fondovalle.
Sono le uniche superfici pianeggianti disponibili, e lì si
addensano residenza, attività produttive, infrastrutture e agricoltura di pregio, in una
competizione per il suolo che li rende particolarmente fragili.
A questa logica si lega
indissolubilmente la rigenerazione urbana: se non si può più espandere verso le aree verdi, lo
sviluppo va cercato nel recupero di ciò che è già costruito.
Qui emergono due fronti molto
diversi.
Il primo è il vasto patrimonio edilizio della seconda metà del Novecento, oggi spesso
inadeguato – si pensi alle prestazioni energetiche – ma relativamente semplice da
riqualificare.
Il secondo, ben più complesso, è il patrimonio storico e l’edilizia rurale
tradizionale: recuperare un nucleo antico o un edificio di pietra e legno richiede competenze,
costi e cautele che gli interventi ordinari non contemplano, e domanda perciò strategie
dedicate.
Va detto, con onestà, che in montagna questo recupero incontra ostacoli che
altrove pesano meno – proprietà frammentate, accessi difficili, costi di cantiere elevati, vincoli
paesaggistici – e che senza strumenti e incentivi adeguati la rigenerazione rischia di restare un
principio sulla carta.
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Il più recente convegno, quello dello scorso 11 giugno, è stato invece dedicato al nuovo
Servizio Sismica – gestito attraverso le piattaforme di Regione Lombardia – per compilare,
inviare e tracciare le denunce di deposito e le autorizzazioni per le opere strutturali. È incorso,
infatti, un progressivo passaggio al portale Bandi e Servizi, che sostituisce il Servizio Sismica
disponibile attualmente su Procedimenti.
Per favorire la cosiddetta convergenza la Dirigenza
Territorio e Sistemi Verdi in seno al gruppo di lavoro Sismica ha anche avviato una
sperimentazione che ha coinvolto, nei mesi scorsi, sia professionisti ingegneri, che tecnici
comunali chiamati a compilare pratiche sismiche sul nuovo applicativo così da evidenziare
eventuali criticità incontrate o suggerimenti riguardanti l’operatività della nuova piattaforma.
Parimenti l’incontro di Sondrio con i dirigenti di Territorio e Sistemi verdi Regione Lombardia, di
ARIA S.p.A.
ed Eucentre è stato pensato proprio per illustrare e approfondire questo “switch”
che, nei fatti, rappresenta il superamento della frammentazione degli operativi su altre
piattaforme e anche uno snellimento nella compilazione stessa di quello che, non a caso, era
chiamato il “lenzuolone”, con il passaggio dalle 21 sezioni previste in Procedimenti alle 8
soltanto di Bandi e Servizi.
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