Ambiente e Territorio

Montagna rifugio climatico, Bussone (Uncem): «Servono servizi e diritto all’abitare»

today12 Agosto 2026 8

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Il presidente di Uncem Marco Bussone intervistato dal Corriere della Sera: «L’aumento delle temperature nelle città può spingere verso i territori montani, ma non ci sono ancora dati sufficienti per parlare di neopopolamento legato alla crisi climatica».

La montagna come possibile rifugio climatico di fronte all’aumento delle temperature nelle aree urbane è un fenomeno da osservare con attenzione, ma sul quale, al momento, è necessaria prudenza. A sottolinearlo è Marco Bussone, presidente di Uncem, intervistato dal Corriere della Sera sul rapporto tra crisi climatica, territori montani e nuovi flussi abitativi.

Secondo Bussone, infatti, non esistono ancora dati sufficienti per stabilire un legame diretto tra l’emergenza climatica e un vero e proprio neopopolamento della montagna.

«Rispetto alle previsioni che mettono in relazione il neopopolamento dei territori montani con l’emergenza climatica al momento non ci sono dati», ha spiegato il presidente di Uncem, invitando alla cautela. «Tra qualche anno capiremo meglio se questi spostamenti in montagna dettati dal caldo nelle città porteranno a dei trasferimenti stabili».

Crisi climatica e montagna, le città spingono verso nuovi territori

L’aumento delle temperature medie nelle aree urbane potrebbe tuttavia modificare le abitudini e le scelte residenziali di una parte della popolazione.

«L’aumento delle temperature medie nelle aree urbane sta espellendo la gente dalle metropoli», ha osservato Bussone, evidenziando come la crisi climatica possa diventare anche un’occasione per ripensare il ruolo dei territori montani.

La possibilità che la montagna diventi una destinazione più attrattiva non dipende però soltanto dal clima. Per accogliere nuovi residenti e trasformare eventuali flussi temporanei in trasferimenti stabili, secondo Uncem è necessario intervenire sulla qualità della vita e sui servizi.

Montagna e diritto all’abitare: «Le case disponibili sono poche»

Uno dei principali ostacoli è rappresentato dal diritto all’abitare.

Il numero di abitazioni effettivamente abitabili, disponibili per la vendita o comunque accessibili sul mercato resta limitato in molti territori montani. Un problema che rischia di frenare la possibilità di accogliere nuove famiglie e nuovi residenti.

Bussone richiama quindi la necessità di intervenire su diversi fronti, dai diritti di cittadinanza ai servizi pubblici, passando per il contrasto al digital divide e per una maggiore disponibilità di abitazioni.

«I Comuni montani possono dare una risposta importante per far fronte alla crisi climatica, ma servono i servizi pubblici», ha sottolineato.

Scuole, sanità e trasporti: i servizi sono decisivi

Per rendere la montagna realmente attrattiva come luogo in cui vivere, non è sufficiente offrire un ambiente più fresco e una migliore qualità paesaggistica.

Servono asili, doposcuola, medici, pediatri e trasporti, oltre a infrastrutture digitali adeguate. La disponibilità e l’accessibilità dei servizi diventano quindi elementi fondamentali per favorire la residenzialità e contrastare lo spopolamento dei piccoli Comuni.

«Abbiamo bisogno di nuovi modelli economici», ha affermato il presidente di Uncem, indicando nella capacità di costruire nuove opportunità una delle condizioni necessarie per il futuro delle aree montane.

Aumentano le compravendite immobiliari in alcuni Comuni

Un primo segnale è rappresentato dall’aumento delle compravendite immobiliari registrato in alcuni Comuni montani.

Il dato, tuttavia, non sarebbe ancora sufficiente per parlare di una tendenza generalizzata o di un trasferimento stabile di popolazione dalle città verso la montagna.

Anche perché la vita nei territori montani presenta criticità specifiche che vanno affrontate attraverso politiche mirate.

«L’inverno è lungo e l’isolamento sociale si affronta solo se i Comuni insieme sanno costruire opportunità per famiglie, giovani, anziani», ha evidenziato Bussone.

La montagna può diventare un rifugio climatico, ma servono nuove politiche

Il dibattito sulla montagna come rifugio climatico apre quindi una riflessione più ampia sul futuro dei territori alpini e appenninici.

Il cambiamento climatico potrebbe aumentare l’interesse verso località caratterizzate da temperature più miti durante l’estate, ma trasformare questo interesse in nuova residenzialità e ripopolamento stabile richiede condizioni concrete: case disponibili, servizi, sanità, scuola, trasporti, connettività digitale e opportunità economiche.

La sfida, secondo Uncem, è dunque quella di evitare che la montagna venga considerata soltanto come una destinazione temporanea per sfuggire al caldo delle città e costruire invece territori capaci di accogliere stabilmente famiglie, giovani e anziani, garantendo qualità della vita e servizi adeguati.







Scritto da: Giuliano Padroni

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