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Escursione lungo la Strada dello Stelvio: una giornata tra storia, ingegneria e ambiente

today17 Settembre 2026

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Una giornata di conoscenza e formazione lungo la Strada dello Stelvio, alla scoperta dell’opera dell’ingegner Carlo Donegani, della storia del territorio e delle straordinarie soluzioni tecniche adottate per la realizzazione di uno dei più celebri valichi alpini.

L’iniziativa è stata organizzata dall’Istituto ricerca e studi Carlo Donegani ETS, associazione culturale impegnata nello studio e nella valorizzazione dell’opera dell’ingegner Carlo Donegani, ed è stata riconosciuta come attività valida per l’aggiornamento professionale.

Alla giornata hanno partecipato soci dell’Associazione e iscritti all’Ordine degli Ingegneri, accompagnati lungo un percorso articolato in diverse tappe sulla Strada dello Stelvio.

L’escursione ha consentito di osservare direttamente l’ambiente e la morfologia della valle attraversata dallo storico tracciato, approfondendo contemporaneamente gli aspetti storici, politici, ambientali e tecnici legati alla progettazione e alla costruzione della strada.

Sono intervenuti la prof.ssa Maria Carla Fay, presidente dell’Associazione Istituto di ricerca e studi Carlo Donegani, il socio fondatore ing. Benedetto Abbiati, i soci Arthur Gfrei ed Erminio Sertorelli e l’ing. Flavio Tartero, progettista e direttore dei lavori attualmente in corso per il recupero di un tratto della strada originale.

Prima tappa: la galleria dei Bagni Vecchi

La prima sosta si è svolta presso la galleria dei Bagni Vecchi, dove il gruppo ha potuto osservare i manufatti esistenti, il ponte ricostruito e la galleria.

Durante l’approfondimento è stato inoltre illustrato il progetto storico di un forte che avrebbe dovuto sorgere nella zona, ma che non venne mai realizzato.

La visita ha permesso di introdurre alcuni degli elementi fondamentali che caratterizzano l’intero percorso dello Stelvio: la complessità del territorio, la necessità di adattare le opere alla morfologia alpina e il rapporto costante tra esigenze infrastrutturali, difensive e ambientali.

Il Grasso di Radisca e i tornanti di Spondalunga

La seconda tappa ha avuto come punto di riferimento l’attuale seconda cantoniera, un tempo conosciuta come casino dei rotteri.

Da qui i partecipanti hanno raggiunto il Grasso di Radisca, punto particolarmente panoramico dal quale è possibile osservare i tornanti di Spondalunga e il complesso del Diroccamento.

L’area ha offerto l’occasione per analizzare diversi aspetti della progettazione della Strada dello Stelvio, a partire dalla particolare morfologia del territorio, caratterizzato dai versanti scoscesi della valle del Braulio.

Particolare attenzione è stata dedicata anche agli aspetti nivologici e glaciologici, con un confronto tra la situazione documentata nell’Ottocento e quella attuale.

La Strada dello Stelvio nel contesto geopolitico dell’Ottocento

Uno degli approfondimenti ha riguardato il contesto storico e geopolitico nel quale maturò la necessità di realizzare un collegamento carrozzabile tra Milano e il Tirolo.

Un’esigenza emersa inizialmente durante l’età napoleonica e successivamente rafforzata sotto il dominio asburgico.

Tra i diversi possibili itinerari venne scelto il passaggio attraverso lo Stelvio, una decisione che impose ai progettisti di affrontare enormi difficoltà tecniche.

Durante l’escursione sono stati analizzati la linea del tracciato, le pendenze, lo sviluppo dei tornanti e le soluzioni elaborate da Carlo Donegani per superare le caratteristiche estremamente complesse del territorio alpino.

Le soluzioni di Carlo Donegani contro il rischio valanghe

Particolarmente interessante è stata l’analisi della decisione di innalzare la quota della strada sul versante, realizzandola in parte “incassata nella falda del monte”.

Una scelta progettuale finalizzata a ridurre l’impatto delle valanghe provenienti dai due versanti della valle.

Nella zona del Diroccamento venne inoltre realizzato un articolato sistema di opere ingegneristiche: ponti, archi di sostegno, gallerie in muratura, gallerie perforanti e strutture paravalanghe.

Un insieme di interventi che testimonia la complessità della costruzione della Strada dello Stelvio e la capacità di adattare il progetto alle caratteristiche del paesaggio.

Il punto panoramico ha inoltre consentito di ricostruire le vicende della seconda cantoniera originaria, situata ai piedi di Spondalunga, e del casino dei rotteri.

La cantoniera venne distrutta durante le guerre d’indipendenza, mentre il casino dei rotteri fu successivamente travolto da una valanga.

Pietro Pedranzini e le guerre d’indipendenza

Nel corso della visita non sono mancati gli approfondimenti legati agli avvenimenti militari che interessarono il territorio dello Stelvio.

Tra questi è stata ricordata l’impresa di Pietro Pedranzini, che con un piccolo gruppo di uomini scese dalla Reit riuscendo a catturare gli austriaci presenti presso la prima cantoniera.

Un episodio che testimonia come la Strada dello Stelvio non rappresenti soltanto un’opera di ingegneria, ma sia stata anche protagonista diretta della storia politica e militare dell’Ottocento.

Il recupero dei tornantini della Lumaca

Poco sopra la seconda cantoniera il gruppo ha visitato il cantiere per il recupero dei cosiddetti tornantini della Lumaca.

Si tratta di un tratto dell’antica Strada dello Stelvio lungo circa 450 metri che, una volta conclusi i lavori, sarà destinato a ciclisti ed escursionisti.

L’intervento è stato illustrato dall’ing. Flavio Tartero, progettista e direttore dei lavori per ERSAF – Parco Nazionale dello Stelvio.

Tartero ha descritto le antiche tecniche utilizzate per la costruzione della strada, tecniche che vengono oggi riprese con particolare attenzione nel restauro dello storico tracciato.

L’osservazione diretta del cantiere ha consentito di approfondire numerosi elementi costruttivi, tra cui la pavimentazione stradale, il profilo longitudinale e trasversale della strada, le cunette di scolo, le murature in pietrame, i paracarri e le caratteristiche barriere di protezione in pietra ad archetti.

Il recupero dei tornantini della Lumaca rappresenta quindi non soltanto un intervento di conservazione, ma anche un’importante operazione di valorizzazione del patrimonio storico e ingegneristico dello Stelvio.

Ultima tappa al Passo dello Stelvio

La giornata si è conclusa al Passo dello Stelvio, dove i partecipanti hanno potuto osservare il tracciato che dal valico scende lungo il versante altoatesino fino a Sottostelvio, Franzenshöhe.

Il socio Arthur Gfrei ha ricostruito le vicende storiche che portarono al proseguimento della strada dal Passo verso ovest, un progetto che venne nuovamente affidato all’ingegner Carlo Donegani.

Anche questo tratto presentava enormi difficoltà progettuali e costruttive, tanto da essere inizialmente considerato irrealizzabile dai tecnici austriaci.

Uno dei principali problemi era rappresentato dall’elevato rischio di valanghe sul versante nord della valle.

Per proteggere la strada furono quindi realizzate, nel primo tratto in discesa dal Passo, particolari gallerie in legno, progettate per limitare i danni provocati dalle valanghe e dall’accumulo della neve e facilitare così la manutenzione della strada durante l’inverno.

Gfrei ha inoltre illustrato numerosi aspetti legati all’organizzazione dei cantieri, alla vita quotidiana degli operai e al lavoro dei cosiddetti rotteri, incaricati di mantenere transitabile la strada anche durante la stagione invernale.

Una giornata di formazione tra ingegneria, storia e territorio

Al termine della giornata gli ingegneri partecipanti hanno espresso grande soddisfazione sia per la possibilità di visitare direttamente i luoghi sia per la qualità e varietà degli approfondimenti proposti.

Anche i relatori hanno sottolineato l’interesse e il coinvolgimento dimostrati dai partecipanti durante l’intero percorso.

L’Ordine degli Ingegneri ha ringraziato l’Istituto ricerca e studi Carlo Donegani ETS e, in particolare, la presidente prof.ssa Maria Carla Fay per l’opportunità offerta agli iscritti di approfondire sul campo la storia, le caratteristiche tecniche e il valore culturale della Strada dello Stelvio.

L’iniziativa ha confermato ancora una volta quanto la Strada dello Stelvio rappresenti non soltanto una straordinaria infrastruttura alpina, ma anche un patrimonio storico, tecnico e paesaggistico da conoscere, studiare e preservare.

Per conoscere le attività dell’Istituto ricerca e studi Carlo Donegani ETS o per ricevere informazioni sulle modalità di adesione è possibile consultare il sito dell’Istituto alla sezione dedicata a storia e obiettivi.







Scritto da: Elena Botta

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