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CGIL Sondrio: donne, lavoro e pensioni, il divario si costruisce durante tutta la vita lavorativa

today29 Settembre 2026 16

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La CGIL di Sondrio richiama l’attenzione sul divario occupazionale e pensionistico tra uomini e donne in provincia. I dati sul mercato del lavoro mostrano criticità legate a inattività, precarietà, part-time, salari e carichi di cura, con conseguenze dirette sulle pensioni future.

«I dati sul lavoro femminile in provincia di Sondrio che ci arrivano dal mercato del lavoro provinciale ci consegnano un quadro che mostra una difficoltà strutturale nella partecipazione delle donne al mercato del lavoro e, soprattutto, che il problema non riguarda soltanto quante donne lavorano, ma come lavorano, quanto guadagnano e quale futuro previdenziale riescono a costruire attraverso il lavoro».

Con queste parole Michela Turcatti, segretaria generale della CGIL di Sondrio, commenta i dati emersi dal Tavolo provinciale su scuola, formazione e lavoro.

Lavoro femminile a Sondrio: saldo negativo nel primo semestre 2026

Nel primo semestre del 2026, in provincia di Sondrio, a fronte di 7.887 nuove assunzioni femminili sono state registrate 9.486 cessazioni, con un saldo negativo di circa 1.600 contratti.

Per gli uomini, nello stesso periodo, entrate e uscite risultano invece sostanzialmente in equilibrio.

«Sappiamo bene che le comunicazioni obbligatorie riguardano i contratti e non le persone e che la forte stagionalità del nostro territorio incide significativamente sui numeri. Ma proprio perché queste dinamiche riguardano lo stesso territorio e lo stesso mercato del lavoro, il differenziale tra uomini e donne deve interrogarci», sottolinea Turcatti.

Inattività femminile al 41,8% in provincia di Sondrio

Un altro dato significativo riguarda la partecipazione al mercato del lavoro.

Nel 2025 il tasso di inattività femminile in provincia di Sondrio è stato del 41,8%, contro il 35,6% della Lombardia.

«Quasi una donna su due in età lavorativa, quindi, non lavora e non cerca un’occupazione. Non possiamo leggere questo dato soltanto come una scelta individuale».

Secondo la CGIL di Sondrio, dietro questi numeri esistono condizioni sociali ed economiche precise: difficoltà nella conciliazione tra lavoro e famiglia, carenza o costo dei servizi, peso del lavoro di cura, part-time spesso involontario, occupazioni discontinue e lavori stagionali.

Per il sindacato, quindi, non basta aumentare semplicemente il numero delle donne occupate: è necessario aumentare soprattutto la qualità dell’occupazione femminile.

Il lavoro di oggi determina la pensione di domani

Il nodo occupazionale ha conseguenze dirette anche sul futuro previdenziale delle donne.

Le elaborazioni dell’osservatorio CGIL sulle pensioni mostrano infatti un divario significativo tra uomini e donne.

Nel settore privato, nel 2025, l’importo medio lordo delle pensioni anticipate è stato pari a 1.374,57 euro per le donne, contro 2.001,83 euro per gli uomini.

Anche sulle pensioni di vecchiaia la distanza rimane consistente: 638,85 euro medi lordi per le donne, contro 899,84 euro per gli uomini.

«Questi numeri ci dicono che la disuguaglianza pensionistica non nasce quando si va in pensione: si costruisce durante tutta la vita lavorativa», spiega Turcatti.

Il divario si forma quando una donna percepisce un salario più basso, lavora con contratti discontinui, ricorre al part-time per occuparsi dei figli, interrompe la carriera per assistere un familiare oppure, dopo la maternità, incontra minori opportunità di crescita professionale.

Si costruisce, inoltre, ogni volta che il lavoro di cura viene considerato una questione privata delle famiglie e, di fatto, affidato soprattutto alle donne.

Più lavoro femminile, ma stabile e qualificato

Secondo la CGIL, affrontare il problema delle pensioni femminili significa quindi intervenire innanzitutto sulla qualità del lavoro.

«La nostra provincia ha bisogno di più occupazione, ma soprattutto di occupazione stabile, qualificata e adeguatamente retribuita. Se vogliamo contrastare lo spopolamento, trattenere i giovani e attrarre nuove competenze, dobbiamo costruire un territorio nel quale una donna possa scegliere di lavorare senza essere costretta a scegliere tra lavoro e famiglia».

Tra le priorità indicate dal sindacato figurano gli investimenti nei servizi per l’infanzia e per la non autosufficienza, il miglioramento dei trasporti, una maggiore attenzione all’organizzazione degli orari di lavoro, il contrasto alle discriminazioni legate alla maternità e il rispetto dei contratti.

Centrale anche il ruolo della contrattazione, chiamata a intervenire concretamente sull’organizzazione del lavoro.

Stagionalità e precarietà nel mercato del lavoro valtellinese

La CGIL invita anche a una riflessione più ampia sul modello di sviluppo della provincia di Sondrio.

La stagionalità rappresenta una componente importante dell’economia turistica locale, ma, secondo il sindacato, non può diventare la giustificazione per un mercato del lavoro strutturalmente precario.

Anche la formazione, pur essendo fondamentale, non può essere sufficiente se il territorio non riesce successivamente a offrire condizioni lavorative ed economiche in grado di trattenere le persone formate.

La questione femminile, per la CGIL, non rappresenta quindi un capitolo separato dalle politiche sul lavoro e sullo sviluppo, ma uno degli indicatori fondamentali attraverso cui misurarne l’efficacia.

CGIL Sondrio: «La conciliazione non è un problema individuale delle donne»

«Come CGIL continueremo a portare questi dati al tavolo provinciale, chiedendo che istituzioni, imprese, scuola, formazione e parti sociali si assumano ciascuno la propria responsabilità», afferma Turcatti.

Per il sindacato, nessuna politica contro lo spopolamento può essere realmente efficace se una parte così rilevante della popolazione continua a incontrare maggiori difficoltà nell’accesso e nella permanenza nel mercato del lavoro.

«Dobbiamo smettere di considerare la conciliazione come un problema individuale delle donne. È un problema collettivo e riguarda il funzionamento stesso della nostra società. Una donna che oggi non riesce a entrare nel mercato del lavoro, o che è costretta a lavorare meno e peggio per poter sostenere la propria famiglia, è una lavoratrice che domani avrà meno contributi e una pensione più bassa».

Parlare oggi di occupazione femminile in provincia di Sondrio significa quindi parlare anche delle pensioni di domani, dell’autonomia economica delle donne, della dignità del lavoro e del futuro del territorio.

«Per noi la strada è chiara: più lavoro, ma lavoro di qualità; più occupazione femminile, ma con salari, diritti e stabilità; più servizi, perché la cura è una responsabilità collettiva. Solo così il divario che oggi vediamo nelle pensioni potrà finalmente cominciare a ridursi già a partire dal lavoro».







Scritto da: Elena Botta

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