Ambiente e Territorio

Tangenzialina di Bormio, Italia Nostra e il Comitato a Tutela dell’Alute: ”E’ un progetto da dimenticare. Ora lo stralcio”

today16 Ottobre 2026 27

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BORMIO (SO) – 15 ottobre 2026 – Italia Nostra e il Comitato a Tutela dell’Alute prendono atto con soddisfazione del cambio di rotta annunciato da Regione Lombardia e Comune di Bormio che, dirottando i 7 milioni di euro originariamente previsti per la “tangenzialina” sul completamento della Variante delle Motte a Oga e su due rotatorie urbane, allontana nell’immediato lo spettro dell’asfalto dalla Piana dell’Alute.

Riconoscere quando le istituzioni rivedono scelte progettuali fortemente contestate è un atto di correttezza e di responsabilità civica.

Tuttavia, proprio per il senso di responsabilità che ha guidato quattro anni di mobilitazione, Italia Nostra e il Comitato ritengono indispensabile interrogarsi sul significato reale di quanto accaduto e su ciò che ancora manca per considerare davvero salva l’Alute.

Colpisce, anzitutto, che nell’annunciare questa svolta non sia stata spesa una sola parola per riconoscere il valore ambientale, storico, agricolo e identitario della Piana dell’Alute.

La rinuncia attuale alla tangenzialina non appare purtroppo maturata per una sopraggiunta consapevolezza del valore inestimabile di questo patrimonio, ma esclusivamente per ragioni di opportunità e di riallocazione finanziaria a fronte di altre scelte viabilistiche.

La vicenda dell’Alute non riguarda soltanto una strada o uno spostamento di capitoli di bilancio: riguarda il modo in cui viene deciso il futuro di un territorio, il valore attribuito alla partecipazione democratica e il rispetto che le istituzioni devono a una comunità.

Per quasi cinque anni centinaia di cittadini hanno dedicato tempo, competenze, passione e oltre 40.000 euro di risorse proprie per difendere la Piana.

Hanno raccolto oltre mille firme di cittadini residenti per chiedere un referendum che non è stato concesso, hanno sollecitato riunioni e assemblee pubbliche rimaste senza risposta, hanno prodotto osservazioni tecniche e affrontato un complesso giudizio dinanzi al TAR della Lombardia, conclusosi nel luglio scorso con una sentenza che ha salvato il procedimento solo in punta di diritto formale, ignorando la sostanza ecologica e costituzionale

3 della tutela del suolo.

A questa comunità attiva e resiliente la politica deve ancora una risposta e una forma di rispetto.

Ed è altrettanto doveroso sottolineare come appaia oggi fuori luogo la corsa di alcuni attori politici a levare il cappello trionfanti, rivendicando come una propria vittoria esclusiva un traguardo che non sarebbe mai stato nemmeno pensabile senza la lunga, solitaria e tenace resistenza del Comitato, di Italia Nostra, delle associazioni ambientaliste Mountain Wilderness, e GrIG , oltre ai cittadini che non si sono arresi quando difendere l’Alute era scomodo.

Questa battaglia non ha bisogno di padrini dell’ultima ora, né cerca vincitori e vinti: cerca garanzie istituzionali serie.

Proprio sotto il profilo delle garanzie, il Comitato a Tutela dell’Alute e Italia Nostra ritengono del tutto prematuro considerare chiusa la vertenza.

Dichiarare che la tangenzialina “finisce nel cassetto”, precisando al contempo che il progetto — già costato alla collettività oltre 173.000 euro di incarichi tecnici — “resta nella disponibilità del Comune”, significa lasciare sospesa sulla Piana dell’Alute una spada di Damocle.

Un progetto chiuso in un cassetto può essere rispolverato in qualsiasi momento da future amministrazioni o al mutare degli equilibri politici e finanziari.

L’Alute non è uno spazio vuoto in attesa di nuove varianti, ma l’ultima grande piana rurale della conca bormina, un luogo identitario di paesaggio, memoria e storia che appartiene anche alle generazioni future.

La sua salvaguardia non può dipendere dalla discrezionalità di una maggioranza o dalla temporanea mancanza di fondi.

Per dimostrare che il cambio di rotta è autentico, il Comitato a Tutela dell’Alute e Italia Nostra chiedono agli amministratori comunali e regionali di compiere un passo ulteriore e irreversibile: convocare il Consiglio Comunale di Bormio per votare lo stralcio definitivo del progetto dal Piano di Governo del Territorio (PGT), approvare in Consiglio Regionale lo stralcio dell’opera dal Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti (PRMT) e aprire contestualmente un tavolo di confronto pubblico con associazioni, comitati e cittadinanza per istituire vincoli paesaggistici e strumenti di tutela duraturi che rendano la Piana dell’Alute intangibile da future speculazioni.

Non si chiede infatti soltanto di rinunciare oggi alla costruzione di una strada: si chiede di definire una visione per il futuro della Piana, capace di preservarne l’integrità e il valore identitario indipendentemente dalle amministrazioni che si succederanno.

Sarebbe questo il risultato più significativo di una vicenda che ha segnato profondamente il territorio: dimostrare che la partecipazione non è un problema da gestire, ma un’opportunità preziosa per migliorare il rapporto tra istituzioni e cittadini.

La vicenda dell’Alute dovrebbe rappresentare un monito per tutte le istituzioni chiamate a intervenire su luoghi di particolare valore storico, ambientale e identitario: nessuna trasformazione del territorio può prescindere dal rispetto delle comunità che lo abitano.

La politica dimostra la propria autorevolezza e la propria forza non quando si arrocca nel rifiuto del dialogo o quando esulta per calcoli di convenienza, ma quando sa ascoltare i cittadini, riconoscere il valore dei beni comuni e tradurre il confronto in atti amministrativi vincolanti.

La partecipazione popolare non è un ostacolo al processo decisionale, ma un elemento fondamentale della democrazia, capace di rendere le scelte più consapevoli, condivise e durature.

La vera vittoria dell’Alute, dunque, non sarà soltanto aver evitato una strada o averla riposta in un cassetto, ma averla definitivamente cancellata dalle carte urbanistiche







Scritto da: Paolo Croce

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