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Morbegno, chiusura notturna del Punto di primo intervento: il PD porta il caso in Regione

today29 Ottobre 2026 28

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La prevista chiusura notturna del Punto di primo intervento (PPI) di Morbegno, annunciata dall’ASST Valtellina e Alto Lario a partire dal 1° dicembre, approda in Consiglio regionale. Il consigliere regionale del Partito Democratico Carlo Borghetti ha presentato un’interrogazione alla Giunta lombarda per chiedere la sospensione delle attività preparatorie della sperimentazione, in attesa di ulteriori approfondimenti sulle conseguenze per il territorio.

L’iniziativa nasce dal confronto con il PD provinciale di Sondrio, che ha raccolto le preoccupazioni dei cittadini e le valutazioni relative alla riorganizzazione dell’assistenza sanitaria in Bassa Valtellina.

«L’arrivo di un mezzo medicalizzato può certamente migliorare la risposta alle emergenze, ma chiediamo un maggiore approfondimento della Regione, d’intesa con l’ASST, sui numeri e la natura dell’attuale attività del PPI nelle ore notturne», dichiara Borghetti.

Punto di primo intervento di Morbegno: 2.324 accessi notturni in un anno

Secondo i dati illustrati dall’ASST Valtellina e Alto Lario, tra il 1° settembre 2025 e il 31 agosto 2026 il Punto di primo intervento di Morbegno ha registrato 11.605 accessi complessivi, di cui 2.324 durante le ore notturne, con una media di 6,4 pazienti per notte. Tra gli accessi notturni, 42 hanno comportato un ricovero.

Numeri sui quali il Partito Democratico chiede ulteriori approfondimenti, ritenendo necessario valutare non soltanto la quantità degli accessi, ma anche la tipologia delle prestazioni effettuate e le possibili conseguenze della chiusura notturna.

Iannotti: «La sanità di montagna non può seguire gli stessi criteri della pianura»

«Il problema va affrontato partendo dalle caratteristiche del nostro territorio», sottolinea Michele Iannotti, segretario provinciale del PD di Sondrio. «La sanità di montagna non può essere organizzata con gli stessi criteri della pianura. Le distanze, i tempi di percorrenza, le condizioni delle strade in inverno, la presenza di anziani e persone fragili sono elementi che non possiamo ignorare».

Iannotti evidenzia come la media di sei accessi notturni rappresenti comunque una domanda concreta di assistenza sanitaria, soprattutto in un comprensorio caratterizzato da distanze significative e difficoltà negli spostamenti durante la stagione invernale.

«In un territorio montano, soprattutto durante l’inverno, la presenza di un presidio sanitario vicino e accessibile è una garanzia per i cittadini che va tutelata, non eliminata».

Il segretario provinciale richiama inoltre il progressivo ridimensionamento dei servizi sanitari a Morbegno, sostenendo la necessità di maggiori investimenti regionali.

«Da anni il presidio di Morbegno ha perso progressivamente funzioni e servizi. La chiusura notturna del PPI sarebbe un altro passo indietro per tutta la Bassa Valtellina. Non possiamo continuare a ragionare soltanto in termini di riorganizzazione e riduzione dei servizi».

Per Iannotti, Regione Lombardia deve riconoscere le specificità della sanità nei territori montani attraverso risorse, personale e strumenti organizzativi adeguati.

«Non è accettabile che vivere in un territorio montano significhi avere meno opportunità di accedere alle cure».

Marco Tam: «Servono dati sulle prestazioni e sui tempi di attesa»

A chiedere un quadro più dettagliato dell’attività del Punto di primo intervento è anche Marco Tam, responsabile welfare del PD provinciale.

«I numeri che conosciamo non bastano per capire che cosa comporterebbe davvero la chiusura notturna. Quali patologie sono state trattate? Quali prestazioni sono state effettuate? E come verrebbero assistiti questi pazienti con la nuova organizzazione?».

Secondo Tam, occorre inoltre verificare quanti cittadini del Morbegnese si rivolgano già ai pronto soccorso di Sondrio e Gravedona e quale sarebbe l’impatto di ulteriori accessi sui tempi di attesa e sulla capacità di risposta delle strutture.

Al centro della questione anche la carenza di personale sanitario, che interessa da tempo i presidi della provincia di Sondrio.

Il PD chiede alla Regione interventi per rendere più attrattivo il lavoro nelle strutture sanitarie di montagna, prevedendo incentivi economici, opportunità di crescita professionale e percorsi di carriera.

«La carenza di personale non può diventare una giustificazione per ridurre i servizi: deve essere il problema da risolvere».

Boiani: «Preoccupazione tra le famiglie e gli anziani della Bassa Valtellina»

La prospettiva della chiusura notturna del PPI di Morbegno sta suscitando preoccupazione tra i cittadini, mentre anche le organizzazioni sindacali hanno espresso contrarietà e richiesto chiarimenti sulle ripercussioni della riorganizzazione.

A raccogliere le inquietudini del territorio è Tania Boiani, coordinatrice del Circolo PD “Giulio Spini” di Morbegno.

«Parlando con le persone si avverte molta preoccupazione, e credo che sia comprensibile. Chi oggi sa di poter andare al PPI anche di notte si chiede che cosa dovrà fare dal 1° dicembre».

Boiani richiama l’attenzione sulle necessità degli anziani, delle famiglie con bambini piccoli e dei residenti nelle valli laterali, per i quali raggiungere un presidio sanitario può richiedere spostamenti lunghi.

«Non tutti i problemi di salute richiedono un’ambulanza, ma questo non significa che non abbiano bisogno di una valutazione medica».

Per la coordinatrice del circolo morbegnese è indispensabile che qualsiasi decisione sul futuro del Punto di primo intervento venga condivisa con le amministrazioni e la popolazione.

«I cittadini non chiedono privilegi, chiedono di poter contare su un servizio sanitario vicino e accessibile. Il PPI è un punto di riferimento per Morbegno e per tutto il comprensorio».

Chiusura notturna del PPI: il PD chiede la sospensione della sperimentazione

Il Partito Democratico chiede dunque a Regione Lombardia di sospendere le attività preparatorie della sperimentazione prevista dal 1° dicembre, consentendo ulteriori verifiche sull’organizzazione dei servizi e sulle effettive esigenze sanitarie della Bassa Valtellina.

Tra le richieste figurano la condivisione dei dati da parte dell’ASST, il coinvolgimento delle amministrazioni locali e l’individuazione di risorse e soluzioni organizzative per mantenere l’apertura notturna del presidio.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’assistenza sanitaria territoriale senza ridurre i servizi già disponibili.

Per il PD, il potenziamento del soccorso territoriale deve aggiungersi ai servizi esistenti e non sostituirli.







Scritto da: Elena Botta

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