Ambiente e Territorio

Uranio in Val Vedello, cresce la mobilitazione: una petizione per fermare le nuove esplorazioni

today1 Novembre 2026 39

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Val Vedello
A Piateda si apre il confronto sul progetto di ricerca del giacimento di uranio nelle Orobie. Il piano prevede 150 carotaggi in tre anni, mentre amministratori e tecnici richiamano l’attenzione sulle possibili conseguenze ambientali, geologiche e sanitarie.

Il progetto di riprendere le indagini sul giacimento di uranio della Val Vedello, nel territorio comunale di Piateda, riporta al centro dell’attenzione il futuro di una porzione delle Orobie Valtellinesi. La prospettiva di nuove esplorazioni ha già suscitato reazioni e preoccupazioni, tanto che l’associazione SiAmo Piateda ha promosso una raccolta firme sulla piattaforma Change.org per chiedere lo stop alle attività di ricerca.

L’area interessata si trova all’interno del Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi. La richiesta di autorizzazione per riprendere le esplorazioni è stata presentata da Futuro Energetico Italiano Srl (FEI), società italiana riconducibile a Reveille Resources PLC, realtà britannica controllata da Zenith Energy Ltd, società canadese. Secondo le informazioni riportate da un articolo pubblicato nella serata di ieri sul sito di RSI, a richiamare ulteriormente l’attenzione sul progetto sarebbe stata anche la recente nomina di Mike Pompeo, già direttore della CIA e segretario di Stato durante la prima amministrazione Trump, alla presidenza non esecutiva di Reveille Resources.

Le origini delle ricerche e il nuovo progetto

La storia mineraria della Val Vedello risale agli anni Settanta. Tra il 1975 e il 1983, Agip condusse una campagna di indagini per individuare depositi di ossido di uranio. A oltre 2.000 metri di quota sono ancora visibili i segni di quelle attività, che interessarono un sistema di gallerie esteso complessivamente per circa undici chilometri.

Le valutazioni effettuate all’epoca stimavano la presenza di circa 6.000 tonnellate di materiale, una quantità inferiore alla metà del fabbisogno annuo europeo. Le ricerche, tuttavia, non furono portate a termine.

A distanza di decenni si torna dunque a guardare al potenziale del giacimento. La società proponente ha chiesto di poter effettuare ulteriori approfondimenti e Regione Lombardia ha avviato la procedura di valutazione di impatto ambientale. Il programma prospettato prevede 150 carotaggi nell’arco di tre anni, da realizzare nelle gallerie già esistenti.

Al momento il progetto riguarda la fase esplorativa: un’eventuale attività di estrazione richiederebbe autorizzazioni successive e non risulta ancora concessa.

Viabilità e ambiente, le criticità segnalate dai tecnici

Tra gli elementi che stanno alimentando il confronto ci sono le condizioni della viabilità necessaria per raggiungere il sito. Per consentire il passaggio dei mezzi, infatti, sarebbe necessario intervenire sul tracciato della vecchia strada di montagna, oggi in gran parte ridotto a sentiero.

I tecnici dell’Università di Torino incaricati dal Comune hanno evidenziato alcune problematiche, soprattutto nel tratto conclusivo del percorso. Daniele Martinelli, docente del Politecnico di Torino, ha richiamato l’attenzione sugli ultimi 3,8 chilometri, caratterizzati da criticità geologiche per le quali, a suo giudizio, il progetto dovrà fornire ulteriori approfondimenti.

Un altro tema riguarda il valore naturalistico dell’area. Vincenzo Andrea Riggio, docente del Politecnico di Torino, ha sottolineato la presenza di specie animali di particolare interesse, citando anche diverse famiglie di pipistrelli che frequentano le cavità della zona da circa quarant’anni.

Le preoccupazioni dei Comuni e dei residenti

Le osservazioni riguardano anche la sicurezza delle operazioni e le possibili ricadute sulla popolazione. Il sindaco di Piateda, Simone Luca Marchesini, ha spiegato ai microfoni dell’emittente svizzera che l’amministrazione sta predisponendo una serie di rilievi da sottoporre al Ministero, con l’obiettivo di ottenere maggiori garanzie rispetto alle modalità con cui potrebbero svolgersi le attività di ricerca.

Sul fronte sanitario è intervenuta anche Martina Simonini, già sindaca di Piateda, che ha espresso dubbi e preoccupazione in relazione ai dati sull’incidenza dei tumori renali nel territorio, indicata nell’1,40. La stessa Simonini ha precisato che questo dato non dimostra automaticamente un rapporto di causa-effetto con le attività minerarie, ma ha evidenziato la necessità di uno studio epidemiologico per verificare l’eventuale esistenza di un collegamento.

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda le risorse idriche. Il territorio è alimentato dalle acque che provengono dall’area montana e il timore espresso dagli amministratori è che le operazioni previste possano comportare rischi di contaminazione. A richiamare il problema è Giordano Caprari, sindaco di Faedo Valtellino, che ha riferito le preoccupazioni manifestate dalla popolazione rispetto alla tutela delle acque.

Interesse internazionale e richieste di ricerca

Il progetto della Val Vedello si inserisce in un contesto nel quale il tema dell’uranio è tornato a essere oggetto di attenzione in Italia. La presenza di un giacimento considerato di interesse e il coinvolgimento di società con collegamenti internazionali hanno contribuito ad ampliare il dibattito.

Resta centrale, in questa fase, la distinzione tra ricerca ed estrazione: l’eventuale autorizzazione ai carotaggi non equivale a un via libera allo sfruttamento minerario del giacimento. Il confronto si concentra quindi sulle condizioni di sicurezza delle indagini, sulla tutela dell’ambiente e delle risorse idriche e sulle possibili conseguenze per il territorio.

SiAmo Piateda invita cittadini e interessati a sostenere la petizione online per chiedere di fermare le esplorazioni. Informazioni aggiuntive, insieme a una sezione di domande e risposte sul progetto, sono disponibili sul sito dell’associazione.

Immagine: Wikipedia







Scritto da: Giuliano Padroni

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