Ambiente e Territorio

Vendemmia 2026, in Valtellina le piogge d’agosto riequilibrano un’estate torrida: raccolta anticipata di dieci giorni con uve sane e mature

today2 Novembre 2026

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Il Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina traccia il bilancio di una vendemmia precoce, maturata in un’estate calda e siccitosa e riequilibrata dalle precipitazioni di agosto.

I dati agroclimatici di lungo periodo confermano la tendenza al riscaldamento, mentre la varietà di quote ed esposizioni dei terrazzamenti ha consentito di contenere gli effetti dello stress idrico.

Sondrio, novembre 2026 – In Valtellina si è chiusa una vendemmia che i produttori ricordano come una delle più calde degli ultimi anni.

Nonostante un’estate torrida e avara di precipitazioni, i vigneti terrazzati del versante retico hanno conferito alle cantine uve sane e ben mature, con rese tornate su livelli soddisfacenti dopo alcune campagne difficili.

Un risultato per niente scontato, che si comprende meglio leggendo l’annata alla luce dell’evoluzione climatica degli ultimi sessant’anni.

Un clima che cambia: i dati della serie storica

I dati agrometeorologici presentati da Gabriele Cola, professore di Agrometeorologia dell’Università degli Studi di Milano, in occasione di ViVa 2026, l’evento dedicato ai vini della Valtellina e alla valorizzazione del Nebbiolo delle Alpi, svoltosi a Sondrio dal 12 al 14 settembre scorso, consentono di collocare l’annata in una prospettiva di lungo periodo.

Nella serie storica valtellinese 1961-2025 la temperatura media annua è passata da circa 11,3 °C nel trentennio 1961-1990 a circa 12,8 °C nel periodo 1991-2020, mentre le giornate con temperature massime superiori a 32 °C sono salite da una media di circa cinque a quasi venti l’anno, con punte di 68 giorni nel 2022 e di 42 nel 2024.

Nello stesso arco di tempo l’Indice di Winkler (sistema dei gradi-giorno) è cresciuto da circa 1.450 a oltre 1.850 gradi giorno, mentre le precipitazioni medie annue si sono mantenute stabili, tra i 900 e i 1.000 millimetri.

Fino a oggi questo cambiamento ha giocato a favore della Chiavennasca: come evidenziato dalla ricerca condotta negli ambienti viticoli alpini (Modina et al., 2023), la maggiore disponibilità termica ha favorito la maturazione delle uve, preservandone l’acidità e consentendo una buona maturazione fenolica.

Un’estate calda e siccitosa, riequilibrata dalle piogge di agosto

La stagione vegetativa 2026 si è svolta sotto il segno di temperature costantemente superiori alla media e di una prolungata carenza di precipitazioni, che nel pieno dell’estate ha destato più di una preoccupazione tra i viticoltori.

La svolta è arrivata ad agosto, quando alcuni eventi piovosi di buona intensità hanno ristabilito l’equilibrio idrico dei vigneti, consentendo alle parcelle che avevano manifestato uno stress reversibile di riprendere regolarmente il percorso di maturazione. “Si era entrati in una fase difficile, perché la pioggia non arrivava” racconta Marco Fay, produttore e vicepresidente del Consorzio. “Fortunatamente ad agosto è piovuto ristabilendo un buon equilibrio, e in vendemmia lo si è visto bene: le zone che avevano sofferto crisi idriche si sono riprese.

Il danno da siccità e alte temperature è rimasto limitato a pochi terrazzamenti, mentre sulla gran parte della produzione abbiamo avuto buone rese e maturazioni molto belle.”

Il calore estivo ha impresso all’annata un deciso anticipo fenologico, in linea con quanto osservato in gran parte delle regioni viticole italiane.

In diverse aziende la raccolta è stata avviata già nell’ultima settimana di settembre, con circa dieci giorni di anticipo rispetto al calendario abituale. “Si è iniziato nella terza decade di settembre e abbiamo terminato a metà di ottobre” spiega Danilo Drocco, enologo della Cantina Nino Negri e vicepresidente del Consorzio “quando normalmente si parte a inizio ottobre per concludere un paio di settimane più tardi. È stata una delle annate più calde che ricordiamo, eppure la Valtellina ha dimostrato di trovarsi al momento giusto nel posto giusto.”

Uve sane e maturazioni complete: il profilo dell’annata

Alla base della qualità delle uve vi è anzitutto una situazione fitosanitaria favorevole, che ha permesso di raccogliere grappoli integri e di attendere, parcella per parcella, il momento ottimale di vendemmia.

Sul piano della maturazione tecnologica, l’accumulo zuccherino si è attestato su valori ideali, senza eccessi di gradazione alcolica.

Il quadro acidico, come è fisiologico nelle annate calde, risulta leggermente inferiore rispetto ad annate più fresche, ma si mantiene del tutto equilibrato: nelle masse che hanno già concluso la fermentazione malolattica, acidità totale e pH si collocano su valori pienamente adeguati a garantire freschezza e stabilità ai vini.

La maturazione fenolica ha restituito tannini maturi e strutturati, di media potenza e già armonici.

Il patrimonio aromatico non sembra aver risentito della calura estiva, conservando profumi fruttati netti e integri.

Dalle prime masse in cantina emergono vini rotondi, ricchi di glicerina e di precoce piacevolezza, coerenti con il profilo delle annate calde, nei quali la morbidezza accompagna la trama tannica senza rinunciare alla freschezza che contraddistingue la Chiavennasca di montagna.

Si tratta di indicazioni preliminari, che solo l’affinamento potrà confermare.

Più immediato è il dato quantitativo: dopo alcune vendemmie complesse anche sul fronte delle rese, nel 2026 le cantine valtellinesi hanno potuto contare su quantitativi adeguati di uva integra.

La variabilità del vigneto di montagna come risorsa

La chiave di lettura dell’annata risiede nella natura stessa del vigneto valtellinese.

I terrazzamenti si distribuiscono lungo il versante a quote differenti, con esposizioni e suoli che mutano spesso nel giro di poche decine di metri, componendo un mosaico di microambienti in cui ogni parcella risponde in modo proprio all’andamento stagionale.

Questa eterogeneità, che rende la coltivazione tecnicamente complessa e in larga parte manuale, si rivela nelle annate estreme una preziosa riserva di equilibrio: consente di modulare le epoche di raccolta e di comporre in cantina vini capaci di esprimere con precisione il carattere di ciascun millesimo.

La resilienza della montagna, tuttavia, non è un dato acquisito, bensì il frutto di un lavoro costante in vigneto e in cantina.

L’intensificarsi degli eventi climatici estremi richiede una gestione agronomica sempre più attenta, supportata da strumenti tecnici innovativi.

In questa direzione il Consorzio sta valutando, insieme ai produttori, l’impiego di droni per gli interventi di difesa fitosanitaria nelle aree di più difficile accesso, a vantaggio della tempestività dei trattamenti, della sicurezza degli operatori e della sostenibilità complessiva della filiera.

“La vendemmia 2026 ci consegna un messaggio chiaro” conclude Mamete Prevostini, Presidente del Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina. “Anche in un’annata che ha messo alla prova molte aree viticole, la montagna ha saputo garantire uve sane, maturazioni equilibrate e quantità finalmente adeguate. È merito di un territorio unico, ma soprattutto delle persone che ogni giorno lavorano su questi terrazzamenti.

Il nostro compito, come Consorzio, è accompagnarle con ricerca e innovazione, perché questa resilienza resti un patrimonio anche per le annate che verranno.”







Scritto da: Paolo Croce

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