Non finisce tutto nel cassonetto. Almeno non nei supermercati Iperal, dove il cibo invenduto prende un’altra strada: quella della redistribuzione.
Nel 2025 la catena ha intercettato e rimesso in circolo quasi 500 tonnellate di prodotti freschi, evitando che finissero tra i rifiuti e trasformandoli in un aiuto concreto per chi ne ha bisogno.
Dal banco vendita alle associazioni
Il meccanismo è semplice solo in apparenza: ciò che non può più essere venduto, ma è ancora consumabile, viene recuperato e affidato a una rete di realtà locali.
Parliamo di ortofrutta confezionata, prodotti refrigerati, alimenti pronti e scaffale secco, spesso oltre il termine minimo di conservazione ma ancora perfettamente utilizzabili. A gestire il passaggio sono associazioni, volontari e organizzazioni del territorio che ritirano regolarmente le eccedenze e le redistribuiscono.
Un sistema che coinvolge tutti i 57 punti vendita Iperal presenti in Lombardia e che si regge su collaborazioni consolidate, come quelle con Banco Alimentare e Acli, affiancate da tante realtà locali meno note ma fondamentali.
Dove si recupera di più
I numeri raccontano una geografia precisa. La Brianza guida la classifica con oltre 117 mila chili recuperati, seguita da Bergamo sopra quota 92 mila. Como e Sondrio superano entrambe le 70 tonnellate, mentre Brescia si ferma poco sopra i 52 mila chili e Lecco oltre i 38 mila.
Milano resta più indietro, ma per un motivo semplice: meno punti vendita sul territorio.
In totale, solo per i freschi si parla di oltre 468 mila chili, mentre il valore economico complessivo delle donazioni supera i 728 mila euro.
Il punto vero: evitare che diventi spreco
Recuperare è già tanto. Evitare lo spreco lo è ancora di più.
Per questo nei supermercati entra in gioco una gestione quotidiana molto concreta: controllo serrato delle scadenze e ribasso immediato dei prodotti in uscita dal ciclo di vendita.
È qui che entra la logica del “Bollone 50%”: prezzi dimezzati per incentivare l’acquisto prima che sia troppo tardi. Un sistema che funziona perché parla la lingua più semplice di tutte: risparmio per chi compra, meno spreco per tutti.
Non beneficenza, ma sistema
La differenza sta tutta qui: non è un’azione sporadica o una campagna di facciata, ma un modello organizzato.
Meno rifiuti, meno impatto ambientale, più supporto alle persone. Il risultato è un circolo che, per una volta, gira nel verso giusto.
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