Lavoro e Imprese

Rinnovato il contratto nazionale degli operai agricoli e florovivaisti. L’aumento salariale previsto è pari al 5,1%

today29 Maggio 2026 34

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Francesco Montagnese floricoltore Belluno

siglata all’alba del 28 giugno 2026, presso la sede di Confagricoltura a Roma, l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro degli operai agricoli e florovivaisti, scaduto il 31 dicembre 2025.

Il rinnovo interessa oltre un milione di lavoratrici e lavoratori e punta a tutelare il potere d’acquisto delle retribuzioni, definendo gli aumenti salariali per il biennio 2026-2027 e confermando la competenza economica dei Contratti Provinciali di Lavoro per il successivo biennio 2028-2029.

L’aumento salariale previsto è pari al 5,1%, erogato in due tranche: il 3,4% dal 1° giugno 2026 e l’1,7% dal 1° gennaio 2027.

A ciò si aggiungerà l’analogo incremento dei minimi nazionali di area, definiti nelle tabelle del CCNL sia per gli operai agricoli sia per i florovivaisti.

Le parti firmatarie si sono inoltre impegnate, considerata l’incertezza determinata dalle attuali dinamiche geopolitiche, a incontrarsi nel settembre 2027 per verificare l’andamento dell’inflazione reale nel biennio 2026- 2027 e confrontarlo con le dinamiche retributive concordate, al fine di recuperare eventuali differenziali.

Nell’ottica di valorizzare la continuità professionale, dal 1° gennaio 2027 sarà riconosciuto agli operai a tempo determinato (OTD) che abbiano svolto per almeno tre anni consecutivi presso la stessa azienda non meno di 150 giornate lavorative annue un elemento aggiuntivo della retribuzione pari allo 0,4%.

Numerose sono anche le novità sul piano normativo, finalizzate ad adeguare le disposizioni contrattuali a un modello di agricoltura e a un mercato del lavoro in profonda trasformazione, valorizzando il contributo delle lavoratrici e dei lavoratori e rafforzando il sistema delle relazioni sindacali.

Particolarmente significativi gli interventi rivolti alla stabilizzazione della manodopera, attraverso la promozione di contratti con garanzia di durata triennale e il rafforzamento delle convenzioni aziendali e interaziendali.

Importanti anche le misure in materia di welfare contrattuale e permessi, con particolare attenzione alla genitorialità, alla cura dei genitori anziani e al contrasto della violenza di genere e delle molestie.

In questo ambito, è prevista la conservazione del posto di lavoro per dodici mesi per le lavoratrici a tempo indeterminato (OTI) vittime di violenza di genere, nonché l’introduzione, in via sperimentale, di una specifica indennità per le lavoratrici a tempo determinato (OTD). È inoltre prevista un’ulteriore indennità per gli OTD, con almeno 100 giornate lavorate nell’anno precedente, affetti da patologie oncologiche o sottoposti a grandi interventi chirurgici, oltre all’introduzione di borse di studio per i lavoratori agricoli.

Le novità riguardano anche il sistema dei permessi: per gli OTI vengono introdotte 8 ore annue retribuite per l’assistenza ai genitori anziani non autosufficienti ed è prevista l’estensione dei permessi in caso di decesso di un affine di primo grado.

Viene inoltre rafforzato il ruolo della bilateralità, in un’ottica di partecipazione e valorizzazione del rapporto con le istituzioni, per contrastare il lavoro irregolare e lo sfruttamento.

In tale contesto, gli Enti Bilaterali Agricoli Territoriali (EBAT) potranno stipulare convenzioni con le sezioni territoriali della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità prevista dalla Legge 199/2016.

Rilevanti anche le misure dedicate alle lavoratrici e ai lavoratori migranti: sono previste quattro ore annue di permesso retribuito per l’espletamento delle pratiche relative al permesso di soggiorno, la possibilità di cumulare ferie e permessi per agevolare il rientro nei Paesi d’origine e la traduzione del CCNL e dei Contratti Provinciali di Lavoro nelle principali lingue straniere attraverso gli enti bilaterali nazionali e territoriali.

Le principali specializzazioni produttive agricole della provincia di Sondrio sono rappresentate dal comparto lattiero-caseario, dai servizi connessi all’agricoltura, dai prodotti forestali, dalla zootecnia da carne, dalla frutticoltura, dall’apicoltura, dal settore vitivinicolo, dalla coltivazione di patate e ortaggi, dalle colture industriali, dai cereali e dal florovivaismo.

L’analisi dei dati evidenzia come il settore agricolo rappresenti una componente importante e solida dell’economia provinciale. 2 Sul piano occupazionale, in provincia di Sondrio operano circa 600 lavoratrici e lavoratori a tempo indeterminato e oltre 2.400 lavoratrici e lavoratori a tempo determinato.

Si registra tuttavia una progressiva e costante crescita della presenza di manodopera straniera.

Oggi quasi il 50% dei lavoratori a tempo determinato è di nazionalità straniera e, in alcuni comparti specifici, questa percentuale raggiunge il 70%.

Nel 2022 era pari al 35%.

Quindici punti percentuali in più in soli tre anni non rappresentano soltanto un dato statistico, ma un cambiamento strutturale che interroga tutti noi e richiede nuove responsabilità. È necessario affermare con chiarezza che oggi una parte significativa dell’agricoltura provinciale si regge sul lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori stranieri.

In numerosi comparti produttivi, dalla raccolta alla cura delle coltivazioni, dalla zootecnia alle attività stagionali, la loro presenza è diventata indispensabile per garantire la continuità delle produzioni e la competitività delle imprese.

Senza il contributo di questi lavoratori molte aziende agricole avrebbero enormi difficoltà a reperire la manodopera necessaria e alcuni comparti rischierebbero una progressiva riduzione delle attività produttive.

Per questo il tema dell’inclusione, dell’accoglienza e della qualità del lavoro non riguarda soltanto i diritti delle persone, ma rappresenta una condizione strategica per il futuro dell’intero settore agricolo provinciale.

Riconoscere il valore del lavoro delle persone straniere significa investire nella coesione sociale, nella qualità dell’occupazione e nella sostenibilità economica delle imprese agricole del nostro territorio.

Il rinnovo contrattuale nazionale fornisce primi importanti segnali di attenzione sui temi della formazione, dell’inclusione e della comprensione linguistica.

Tuttavia, questo non basta. È necessario uno sforzo collettivo affinché l’agricoltura di montagna, oltre a svolgere il suo fondamentale ruolo di presidio del territorio, di contrasto all’abbandono delle terre alte e al dissesto idrogeologico, di tutela del patrimonio storico e culturale delle nostre vallate e di valorizzazione di produzioni uniche ad alto valore aggiunto, possa offrire un lavoro sempre più sicuro, qualificato ed economicamente dignitoso.

Per raggiungere questo obiettivo serve un nuovo Patto territoriale per l’agricoltura di montagna, che coinvolga istituzioni, organizzazioni professionali agricole, organizzazioni sindacali, enti bilaterali, comunità montane e sistema della formazione.

Un patto capace di affrontare in modo strutturale le questioni dell’occupazione, della formazione professionale, dell’accoglienza dei lavoratori, della disponibilità di alloggi, della mobilità e del ricambio generazionale.

Investire nel lavoro agricolo significa investire nel futuro delle nostre montagne.

Significa sostenere le imprese che producono qualità e valore, garantire dignità e diritti alle lavoratrici e ai lavoratori e creare le condizioni affinché le nuove generazioni possano vedere nell’agricoltura una prospettiva professionale credibile e attrattiva.

Solo così il settore potrà continuare a crescere, rafforzando la propria funzione economica, sociale e ambientale, e rimanere un punto di riferimento sia per i giovani del territorio sia per chi sceglie di costruire qui il proprio percorso di vita e di lavoro soprattutto se straniero.

Le Segreterie Provinciali FLAI CGIL FAI CISL UILA UIL Valter Rossi – Chiara Casello – Andrea Farinelli







Scritto da: Paolo Croce

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