Ambiente e Territorio

Qualità dell’aria in Lombardia nel 2025: da noi miglioramenti ma restano criticità in giro per la regione

today2 Gennaio 2026

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Centrale ARPA di Milano di Viale Marche

Il 2025 si è chiuso in Lombardia con segnali positivi per la qualità dell’aria, grazie a una riduzione diffusa delle polveri sottili (PM10). Tuttavia, persistono picchi stagionali elevati, soprattutto nelle aree ad alta intensità zootecnica e nei piccoli centri urbani, che superano talvolta le concentrazioni delle grandi città.

PM10 in calo ma il traffico resta il principale responsabile

Nelle città lombarde, la motorizzazione individuale continua a essere la principale causa di inquinamento. Milano, Monza e Brescia registrano ancora diversi giorni di inquinamento acuto, con concentrazioni giornaliere di PM10 superiori ai 50 microgrammi per metro cubo, nonostante il miglioramento generale.

Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, sottolinea che:

“Gli obiettivi europei 2030 sono raggiungibili se si riduce concretamente la motorizzazione privata, si elettrificano i veicoli e si interviene anche sul numero di capi allevati.”

Capoluoghi pedemontani e città dell’Est Lombardia: segnali positivi

I capoluoghi pedemontani come Varese, Como, Sondrio, Lecco e Bergamo mostrano una qualità dell’aria decisamente migliorata, con livelli di PM10 in linea con gli obiettivi UE 2030, o addirittura già raggiunti. Buoni risultati anche a Brescia e Mantova.

A Milano e Monza, invece, sebbene il centro storico registri valori migliori, le centraline vicino alle arterie trafficate evidenziano ancora superamenti frequenti. Nel 2025, la centralina di Viale Marche a Milano ha rilevato 66 giorni di superamento, mentre al Verziere sono stati 21 giorni.

La ‘Bassa’ lombarda e la pianura zootecnica: emergenza PM10

I miglioramenti nella Bassa Lombardia sono più lenti. Cremona e Lodi registrano concentrazioni medie di PM10 tra le più elevate della regione. Sorprendentemente, anche piccoli e medi centri urbani mostrano livelli critici:

  • Soresina, nel cuore della pianura zootecnica, è la località con i livelli di PM10 più alti della Lombardia.

  • Altri comuni come Crema, Codogno, Cassano d’Adda e Rezzato (Brescia) registrano valori elevati sia in media annua sia in numero di giorni con superamenti critici.

  • Anche Meda, nella Brianza mobiliera, supera i livelli del capoluogo Monza, per via di traffico e uso diffuso di legna come combustibile.

Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, osserva:

“Le città non sono più il centro del problema. I valori di PM10 seguono ora tipologie di fonti non urbane, come gli allevamenti intensivi, che in Lombardia hanno livelli tra i più alti d’Europa.”

Urgenza di aggiornare la rete di monitoraggio ARPA

Secondo Legambiente Lombardia, la geografia dell’inquinamento non è correttamente mappata dalle centraline ARPA, concepite negli anni ’90 e concentrate principalmente nei grandi centri urbani. Ampi territori della pianura tra Oglio e Mincio, dove si concentra metà del patrimonio zootecnico regionale, sono sguarniti di rilevamenti.

“È urgente aggiornare la rete territoriale delle centraline e introdurre sistemi sensoristici per monitorare metano e ammoniaca, precursori chimici del PM10 in inverno e dell’ozono in estate,” aggiunge Di Simine.

Conclusioni

Il 2025 conferma una tendenza positiva nella qualità dell’aria lombarda, ma picchi stagionali, traffico motorizzato e allevamenti intensivi restano criticità da affrontare. Solo un intervento coordinato su trasporti, energia e agricoltura potrà garantire il rispetto dei limiti UE 2030 e una tutela reale della salute pubblica.







Scritto da: Giuliano Padroni

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